
LILLE (Francia) – Una vicenda di inaudita violenza scuote la Francia e l’Europa intera. La Procura di Lille ha comunicato l’incriminazione di dieci uomini, di età compresa tra i 29 e i 50 anni, accusati a vario titolo di abusi estremi, torture e somministrazione di sostanze stupefacenti ai danni di un bambino di soli cinque anni e mezzo.
I fatti: una trappola di droghe e violenza
L’indagine ha preso il via nel febbraio 2025, a seguito di una segnalazione riguardante un “chemsex party” – incontri in cui l’uso di droghe sintetiche è finalizzato a potenziare l’attività sessuale – svoltosi in un’abitazione privata. Secondo la ricostruzione del Procuratore della Repubblica, Samuel Finielz, il piccolo sarebbe stato portato alla festa dal padre.
In quel contesto, il bambino sarebbe stato drogato con sostanze psicoattive somministrate a sua insaputa per annullarne la capacità di difesa e successivamente sottoposto a violenze sessuali reiterate da parte di più individui.
Le accuse: torture e barbarie
Il quadro probatorio delineato dagli inquirenti è agghiacciante. I capi d’imputazione non riguardano solo lo stupro aggravato, ma si estendono a:
- Tortura e atti di barbarie durante le violenze sessuali.
- Cessione di stupefacenti a minori con l’intento di commettere abusi.
- Violenze di gruppo su animali domestici, emerse durante lo svolgimento dei medesimi fatti.
La posizione del padre: tra accusa e difesa
La posizione del padre del piccolo è al centro di una complessa trama giudiziaria. L’uomo è accusato di complicità in stupro e violenza sessuale incestuosa, avendo messo il figlio in contatto con i suoi aguzzini. A seguito dei fatti, ha immediatamente perso la potestà genitoriale e il bambino è stato affidato alla madre, già separata dall’uomo prima del tragico evento.
Tuttavia, l’indagine ha rivelato un dettaglio che complica il profilo processuale: il padre sarebbe stato egli stesso vittima di stupro e drogato tramite sostanze chimiche quella stessa sera. Difeso dai suoi legali, l’uomo sostiene di essere stato attirato in una trappola da una coppia di conoscenti e di avere solo “brevi flash” di quanto accaduto, negando fermamente qualsiasi coinvolgimento attivo nelle violenze sul figlio.
L’attesa del processo
Mentre la comunità locale resta attonita di fronte alla crudeltà dei dettagli emersi, i dieci indagati restano a disposizione dell’autorità giudiziaria. Il processo dovrà stabilire l’esatto grado di responsabilità di ciascun partecipante e chiarire se la presenza del minore fosse stata pianificata o se sia stata la tragica conseguenza di una spirale di degrado e criminalità.


