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Addio a Gigi Marsico, pioniere del racconto sociale in Rai

Pubblicato: 09/02/2026 08:16

È morto a 98 anni Gigi Marsico, tra gli ultimi grandi protagonisti della televisione pubblica delle origini. Nato nel 1927 a Costantinopoli, l’odierna Istanbul, Marsico è stato una figura chiave del giornalismo televisivo italiano, capace di unire racconto, inchiesta e sensibilità sociale in un’epoca in cui la Rai stava costruendo il proprio linguaggio.

Dopo l’esordio come attore nei radiodrammi Rai nei primi anni Cinquanta, scelse presto la strada del giornalismo. Divenne professionista nel 1955 e per il Giornale Radio realizzò numerosi documentari e reportage, affinando uno stile narrativo attento alle persone comuni e ai contesti meno visibili.

Il passaggio alla televisione avvenne su chiamata di Enzo Biagi, allora direttore del Telegiornale. In quegli anni Marsico consolidò anche l’amicizia con Piero Angela, conosciuto all’università di Torino nel 1947 grazie alla comune passione per il jazz: Angela al pianoforte, Marsico alla chitarra.

Nel 1968 fu inviato al Festival di Sanremo, offrendo uno sguardo inedito su un evento popolare, raccontato non solo come spettacolo ma come fenomeno culturale e sociale. Il suo tratto distintivo restò sempre la scelta di dare voce a chi viveva ai margini, soprattutto nel Nord-Ovest e a Torino, città simbolo del boom industriale ma anche delle sue contraddizioni.

Marsico portò in Rai temi fino ad allora quasi assenti dal servizio pubblico: il lavoro precario degli immigrati meridionali, la condizione dei minori detenuti, le storie di prostitute e omosessuali negli anni Settanta. Il suo giornalismo cercava le vite invisibili, raccontando la Storia “dal basso”.

Emblematico il reportage “Voci dal mondo dei vinti”, realizzato nel 1981. Inizialmente non trasmesso, il servizio trovò spazio l’anno successivo nel settimanale del Tg3, confermando l’attenzione di quella testata verso le realtà territoriali e le aree interne del Paese. Fu un lavoro che anticipava temi oggi centrali: spopolamento, marginalità, distanza dalle decisioni politiche.

Con la scomparsa di Marsico se ne va uno degli ultimi testimoni della stagione pionieristica della Rai, quando la televisione pubblica cercava di raccontare l’Italia intera, comprese le sue zone d’ombra. Il suo lascito resta nell’idea di un giornalismo civile, capace di ascoltare prima ancora che di parlare.

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Ultimo Aggiornamento: 09/02/2026 08:17

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