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Rula Jebreal shock: “Meloni voleva impedirmi di parlare a Sanremo”

Pubblicato: 09/02/2026 21:04
Chi è Rula Jebreal. Vita e carriera della giornalista e scrittrice palestinese che si sente libera ed è libera

L’intervista rilasciata da Rula Jebreal a Fanpage.it delinea un ritratto impietoso dell’attuale clima politico e mediatico italiano, partendo da un paradosso legato al Festival di Sanremo. La giornalista mette in luce una profonda contraddizione nel comportamento della premier Giorgia Meloni, la quale ha recentemente espresso solidarietà al comico Andrea Pucci dopo la sua rinuncia alla co-conduzione della kermesse canora nel 2026. Meloni ha parlato di un clima di odio e intimidazione alimentato dalla sinistra, definendo tale atteggiamento come una deriva illiberale.

Tuttavia, Jebreal ricorda con precisione come nel 2020 fu proprio l’attuale Presidente del Consiglio a guidare una durissima campagna mediatica per impedirle di salire sul palco dell’Ariston. Secondo la giornalista, questo atteggiamento svela un sistema di doppi standard dove la libertà di espressione viene difesa solo quando riguarda voci allineate o innocue, mentre viene attivamente ostacolata quando il dissenso si fa portatore di temi civili urgenti.

Contraddizioni e doppi standard comunicativi

Il fulcro della critica di Jebreal risiede nell’analisi della coerenza politica della leader di Fratelli d’Italia. Nel 2020, il dissenso di Meloni verso la partecipazione della giornalista era motivato dalla presunta mancanza di un contraddittorio all’interno di un monologo che trattava di violenza sulle donne e femminicidio. Jebreal rigetta fermamente questa logica, chiedendosi provocatoriamente quale tipo di opposizione si potesse mai invocare su un tema così universale e drammatico. Il tentativo di politicizzare una battaglia civile viene visto come una strategia per interdire il diritto di parola a chi non rientra nei canoni della destra radicale. La giornalista osserva che il governo attuale sembra prediligere un intrattenimento basato sulla distrazione di massa, dove il canto e il ballo servono a coprire l’assenza di un vero dibattito sulle scelte dell’esecutivo.

L’analisi si sposta poi su un piano più ampio che coinvolge la gestione della protesta sociale e della sicurezza in Italia. Jebreal accusa la premier di utilizzare episodi isolati di violenza, come quelli accaduti recentemente a Torino, per criminalizzare l’intera opposizione e chiunque scenda in piazza per manifestare. Viene evidenziato un mutamento di prospettiva radicale rispetto a quando la destra era all’opposizione e tendeva a distinguere tra pochi violenti e manifestanti pacifici. Oggi, secondo la giornalista, l’Italia viene percepita all’estero come un Paese che scivola verso una deriva autoritaria, dove le leggi sulla sicurezza e quelle contro l’antisemitismo vengono utilizzate come strumenti per colpire chi critica le politiche governative o la gestione dei conflitti internazionali, come quello in Medio Oriente.

Un capitolo centrale della riflessione riguarda lo stato della Rai e del giornalismo italiano in generale. Jebreal denuncia un controllo soffocante da parte del governo sull’informazione pubblica, parlando di una televisione di Stato dove il giornalismo appare timido, spento e spesso servile. Viene citato il caso del cantante Ghali, la cui presenza a Sanremo sarebbe stata oscurata o depotenziata attraverso inquadrature distanti e censure velate. La giornalista sottolinea come figure istituzionali non abbiano esitato a rivendicare la censura di opinioni non condivise, segnando un precedente pericoloso per la democrazia. Questo clima di intimidazione non colpirebbe solo le figure dello spettacolo, ma anche giornalisti d’inchiesta e scrittori che finiscono sistematicamente nel mirino della propaganda governativa per non essersi sottomessi al pensiero unico della destra radicale.

Vittimismo come strategia politica globale

Il comportamento della premier viene paragonato a quello di altre figure della destra radicale mondiale, in particolare a quello di Donald Trump. Jebreal identifica nel vittimismo una precisa strategia comunicativa: pur detenendo il potere, questi leader si dipingono costantemente come vittime di complotti, magistrati indipendenti e giornalisti nemici del popolo. Questo meccanismo serve a delegittimare i contrappesi democratici, chiamati in ambito anglosassone checks and balances, al fine di consolidare un potere senza controlli. In questo contesto, la magistratura viene descritta come un nemico della patria e il merito viene sostituito dalla fedeltà politica, premiando chi garantisce obbedienza piuttosto che talento o originalità professionale.

Infine, l’intervista tocca il tema della responsabilità del giornalismo e dell’opposizione politica. Jebreal lamenta la mancanza di coraggio e indipendenza di una parte della stampa italiana, incapace di trasformare in scandali nazionali vicende gravissime come quella dello spionaggio ai danni dei giornalisti tramite tecnologie militari. La differenza con il sistema americano viene individuata nella capacità della stampa estera di pubblicare inchieste scomode anche su testate teoricamente vicine all’area politica del leader coinvolto. In assenza di un Quarto Potere forte e di un’opposizione che faccia sentire la propria voce in modo incisivo sui temi delle libertà costituzionali, il rischio è che i cittadini rimangano privi degli strumenti necessari per valutare correttamente l’operato di chi governa.

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