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“Che fine fanno i bambini”. Famiglia nel bosco, perizie in arrivo e la decisione attesa

Pubblicato: 10/02/2026 17:10

La vicenda della cosiddetta famiglia nel bosco torna sotto i riflettori della giustizia e dell’opinione pubblica. Il calendario del Tribunale per i minorenni segna ora un passaggio decisivo: il 6 e 7 marzo sono in programma le perizie psicologiche sui tre bambini, figli di Nathan e Catherine, allontanati dai genitori il 20 novembre.

Sarà un momento delicato, destinato a pesare sulle prossime scelte dei giudici. Gli accertamenti, disposti dalla CTU, dovranno chiarire quali siano oggi le condizioni dei minori dopo mesi di separazione e quali prospettive si aprano per il futuro.

Perizie psicologiche e obiettivo ricongiungimento

Le valutazioni serviranno a fotografare le condizioni di vita attuali, lo sviluppo cognitivo e quello psico-affettivo dei bambini. Al centro anche l’analisi delle figure di riferimento che hanno accompagnato questi mesi, un aspetto ritenuto cruciale per comprendere il loro equilibrio emotivo.

Sullo sfondo resta l’orizzonte, dichiarato e al tempo stesso complesso, di un possibile ricongiungimento. Una parola che torna in ogni passaggio del procedimento e che continua a orientare il lavoro di specialisti e istituzioni coinvolte.

Famiglia nel bosco, immagini della vicenda

“Famiglia nel bosco”, cosa sta succedendo

Nel confronto tra le parti sta emergendo una linea che punta, per quanto possibile, a ricostruire una normalità affettiva per i minori. Gli esperti del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Lanciano Vasto Chieti, insieme ad altre figure istituzionali, ritengono infatti “indispensabile favorire e ripristinare una consuetudine nella situazione affettiva, attraverso la garanzia di continuità dei legami familiari”.

Un principio che, al momento, viene indicato come l’asse portante dell’intero percorso: garantire stabilità e continuità, mentre si valuta quale sia la soluzione più adeguata per i bambini.

Famiglia nel bosco, approfondimento sulla situazione dei minori

L’ipotesi di affido temporaneo a familiari

Accanto all’idea di mantenere e rafforzare i legami familiari, resta sul tavolo l’ipotesi di un affidamento temporaneo dei minori a parenti stretti. In particolare, alla madre Pauline o alla sorella di Catherine, Rachael, entrambe cittadine dell’Unione Europea e titolari di doppio passaporto maltese e australiano.

Le due donne sono arrivate in Italia nei giorni scorsi con l’obiettivo di offrire sostegno diretto e di mettersi a disposizione per un eventuale coinvolgimento concreto, qualora il Tribunale dovesse aprire a questa strada.

Bambini, la vicenda della famiglia nel bosco e le perizie

La richiesta della difesa e il nodo del luogo delle perizie

Questa possibilità, però, sarebbe legata a un passaggio procedurale: l’accoglimento dell’istanza presentata dalla difesa, che chiede di svolgere le perizie non più all’Aquila ma nell’abitazione messa a disposizione da Nathan.

Si tratterebbe di una soluzione temporanea, in attesa del completamento dei lavori nel rudere immerso nel bosco dove la famiglia aveva scelto di vivere e che ha contribuito a rendere la vicenda conosciuta con questo nome.

Le parole dei consulenti e la visita nella struttura di Vasto

“Noi siamo per il ripristino del nucleo familiare”, ha spiegato Martina Aiello, consulente di parte insieme al professor Tonino Cantelmi. “È un cantiere aperto, in cui il punto centrale resta il malessere dei tre bambini. C’è un’ipotesi di affido temporaneo alla nonna o alla sorella, limitatamente al periodo delle perizie, ma al momento non c’è nulla di concreto”.

Nel frattempo Rachael e Pauline si sono recate per la seconda volta nella struttura di Vasto che ospita i bambini e la madre. Un’esperienza che, secondo quanto raccontato, sarebbe stata vissuta con disagio.

“Ci siamo sentite osservate, come in carcere”

Rachael, in un’intervista a “La Vita in Diretta” su Rai 1, ha descritto così la visita: “Ci siamo sentite osservate, come in carcere”. Un passaggio che restituisce la tensione e la preoccupazione che circondano la vicenda.

Il racconto si chiude con parole altrettanto nette: “I bambini stanno male e anche Catherine”. Frasi che, pur senza cambiare il percorso giudiziario, contribuiscono ad alimentare l’attenzione sullo stato emotivo della famiglia.

La relazione dell’assistente sociale e l’istanza respinta

A rendere il quadro ancora più articolato è la nuova relazione depositata dall’assistente sociale Veruska D’Angelo, che aggiorna il monitoraggio sui figli della coppia e confluirà negli atti di un procedimento ancora in evoluzione.

I difensori di Nathan e Catherine, Danila Solinas e Marco Femminella, avevano presentato un esposto per chiederne la sostituzione, allegando anche alcune registrazioni. Ma l’istanza, esaminata dall’Ordine professionale e dall’ente regionale competente per il servizio sociale del Comune di Palmoli, non è stata accolta: “Non vi sono elementi che possano giustificare la revoca”. Ora l’attenzione si sposta alle perizie di marzo, passaggio chiave per capire quale direzione prenderanno le prossime decisioni sui bambini.

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