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Laura Pausini e l’Inno, adesso interviene anche Morgan: cosa ha detto!

Pubblicato: 10/02/2026 07:53

Il ritorno in grande stile di Laura Pausini, pensato come un mosaico perfetto tra nuovi singoli, un album inedito e una presenza televisiva costante, sta paradossalmente navigando in acque agitate. Nonostante l’indiscutibile caratura internazionale dell’artista, il suo comeback è stato parzialmente offuscato da una polarizzazione social senza precedenti, alimentata da vecchi dissapori con colleghi come Gianluca Grignani e dalle tensioni mai sopite con la fanbase di Marco Mengoni. Tuttavia, il vero terreno di scontro si è spostato sull’esibizione canora durante la cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026, dove la sua versione dell’Inno di Mameli ha sollevato un polverone di polemiche, dividendo critici e addetti ai lavori.

In questo scenario di “urla” e contestazioni spesso pretestuose, spicca l’analisi di Morgan. Il musicista, pur muovendo rilievi tecnici severi, ha voluto isolare la performance vocale della Pausini dal contesto dell’arrangiamento, promuovendo a pieni voti la cantante: “Questa interpretazione è stata completamente sbagliata. Non perché Laura Pausini abbia cantato male, tutt’altro, ha cantato molto bene, molto intonata, con il suo stile”. Secondo Castoldi, l’artista ha dimostrato un “grande livello”, definendo impeccabile la sua gestione della tensione davanti a una platea globale.

L’Inno “deformato” tra Verdi e Walt Disney

Il cuore della critica di Marco Castoldi non risiede dunque nella voce, ma nell’anima musicale scelta per l’evento, giudicata troppo distante dalle radici storiche del Belpaese. “Il problema è aver trasformato quel brano in qualcosa di assolutamente non italiano. Averlo modificato a tal punto da renderlo irriconoscibile, deformato. Sembrava più musica adatta a un contesto Disney”, ha incalzato Morgan, lamentando la perdita di quei riferimenti tonali che vanno da Giuseppe Verdi a Puccini e Donizetti. Secondo il cantautore, l’Italia avrebbe dovuto rivendicare la propria sovranità culturale attraverso l’arrangiamento, invece di scimmiottare modelli d’oltreoceano.

Morgan ha poi puntato il dito contro la classe politica, accusata di superficialità nel non saper valorizzare il patrimonio musicale nazionale: “Oggi è stato svuotato di italianità un simbolo dell’800 italiano. Abbiamo scimmiottato una cosa che non ci appartiene”. Un’analisi che suggerisce come, pur volendo modernizzare, si sarebbe dovuto seguire l’esempio di Ennio Morricone, capace di creare una musica americanizzata ma profondamente intrisa di spirito italico.

Mentre il dibattito infuria, le opinioni restano divise. Se da un lato Selvaggia Lucarelli ha stroncato l’esibizione con sarcasmo pungente — scrivendo che alla Pausini resta solo da rovinare la cover di “Buon compleanno” — dall’altro lato è arrivata la difesa accorata di Iva Zanicchi, che si è schierata apertamente a favore della collega romagnola. La sensazione è che il cammino verso il nuovo disco della Pausini sarà ancora ricco di ostacoli mediatici, tra chi ne difende il prestigio e chi non le perdona alcuna sbavatura stilistica.

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