
Il gigante olandese della birra alza bandiera bianca di fronte a un mercato che non beve più come un tempo. I numeri presentati nelle ultime ore non lasciano spazio a interpretazioni: Heineken ha annunciato un drastico piano di tagli che porterà alla soppressione di una cifra compresa “tra i cinque e i seimila licenziamenti a livello internazionale”. Durante una call con la stampa, l’amministratore delegato Dolf van den Brink ha spiegato che la scure si abbatterà soprattutto oltre i confini dei Paesi Bassi, nel tentativo di arginare un fenomeno che appare ormai strutturale: il “calo del consumo di alcol”.
Per il colosso di Amsterdam, la contrazione dei volumi nel 2025 è stata dell’1,2%, una cifra che descrive perfettamente quelle “condizioni di mercato difficili” che stanno mettendo in ginocchio l’intero settore. Sebbene i ricavi netti adjusted si siano attestati a 28,9 miliardi di euro (con una flessione del 3,6%) e l’utile operativo abbia toccato i 4,39 miliardi, i vertici restano in allerta. “Rimaniamo cauti nelle nostre prospettive a breve termine. La mia priorità per i prossimi mesi è lasciare Heineken nella posizione più solida possibile”, ha ribadito van den Brink nel presentare i conti agli azionisti.
L’impatto globale e la rivoluzione tecnologica
La riorganizzazione non è fulmine a ciel sereno, ma l’estensione di una strategia già avviata lo scorso ottobre, quando erano stati soppressi 400 posti nella sede centrale per far spazio all’efficienza garantita dalle nuove tecnologie e dall’IA in testa. Oggi, però, il ridimensionamento assume una scala globale, interessando potenzialmente ognuno dei 190 Paesi in cui opera il gruppo. Con 87mila dipendenti sparsi per il mondo, il taglio della forza lavoro peserà per circa il 6-7% sul totale degli organici, con l’Olanda che sembra destinata a subire ripercussioni meno pesanti rispetto alle altre sedi internazionali.
Nonostante il clima di incertezza per i lavoratori, i mercati hanno reagito con euforia al piano di riduzione dei costi: alla Borsa di Amsterdam, il titolo ha registrato un balzo del 3,9%, arrivando a quota 77,5 euro. Ma dietro le cedole e gli utili per azione, resta la crisi profonda di un comparto che nel Vecchio Continente vede la produzione in calo costante dal 2019. Come confermato dal rapporto di Brewers of Europe, il settore è colpito duramente da fattori quali “la scarsa fiducia dei consumatori, la riduzione della spesa, l’aumento dei costi, l’inflazione e le pressioni legate al clima”. Per Heineken, la flessione dei volumi complessivi è stata del 2,4% a livello globale, con picchi del 4,1% in Europa, segno che il boccale dei consumatori occidentali è sempre più vuoto.


