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Argentina, scontri davanti al Parlamento: 37 arresti. Quattro feriti tra le forze dell’ordine

Pubblicato: 12/02/2026 07:22

Buenos Aires è diventata il teatro di un conflitto urbano senza esclusione di colpi, mentre il cuore pulsante del potere legislativo argentino si trova sotto assedio. Il bilancio, provvisorio ma drammatico, parla di almeno 37 manifestanti arrestati durante i violenti scontri divampati davanti al Parlamento. La miccia è stata accesa dalla discussione in Senato della controversa riforma del lavoro, un pilastro del programma economico dell’attuale esecutivo che ha spinto migliaia di persone, convocate da sindacati e organizzazioni sociali, a invadere le strade della capitale. Secondo le autorità cittadine, la ferocia degli scontri non ha risparmiato le forze dell’ordine, con “almeno quattro agenti delle forze di sicurezza rimasti feriti” nel tentativo di contenere la folla.

La situazione è precipitata quando una parte dei manifestanti ha iniziato a lanciare pietre, bengala e bombe molotov contro il cordone di sicurezza. La risposta della polizia è stata immediata e massiccia: gli agenti hanno utilizzato idranti e gas lacrimogeni per disperdere i gruppi più violenti, trasformando l’area circostante il Congresso in una coltre di fumo e caos. Mentre le strade bruciavano, all’interno del Palazzo la tensione politica non era da meno, con i senatori chiamati a decidere il futuro occupazionale del Paese sotto la pressione di una piazza in rivolta.

Lo scontro frontale: tra “modernizzazione” e precarizzazione

Il governo non ha mostrato segni di cedimento di fronte alla guerriglia urbana, condannando fermamente gli incidenti e parlando apertamente di “violenza organizzata”. Nonostante il clima di guerriglia, il presidente Javier Milei ha ribadito con forza che la riforma andrà avanti senza esitazioni. L’esecutivo continua a difendere il provvedimento descrivendolo come uno strumento indispensabile per “modernizzare” il mercato del lavoro, con l’obiettivo dichiarato di ridurre il contenzioso giudiziario e favorire finalmente l’occupazione formale in un sistema giudicato ormai obsoleto.

Dall’altra parte della barricata, l’opposizione e i movimenti sociali gridano allo scandalo, accusando la riforma di essere un cavallo di Troia per la precarizzazione selvaggia e la compressione dei diritti storici dei lavoratori. Se il testo dovesse ottenere il via libera dal Senato, il provvedimento passerà immediatamente all’esame della Camera dei deputati, promettendo nuove giornate di fuoco. Il rischio è che questa frattura sociale possa paralizzare ulteriormente il Paese, proprio mentre si cerca una via d’uscita dalla crisi economica.

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