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Morto Claudio Sterpin, cosa succede adesso alle indagini sul caso Resinovich

Pubblicato: 14/02/2026 10:57
Claudio Sterpin, figura centrale nel caso Liliana Resinovich

Quando se ne va una persona, a volte sembra che si porti via anche una parte di storia. La morte di Claudio Sterpin riaccende i riflettori sul caso Liliana Resinovich, uno dei misteri più discussi della cronaca italiana recente: non perché le indagini si fermino, ma perché scompare uno dei volti-simbolo di questa vicenda.

Sterpin è morto a Trieste nelle ultime ore. Aveva 85 anni. E per chi ha seguito il caso fin dall’inizio, il suo nome non è mai stato “solo un nome”: è stato presenza, voce, insistenza. Una specie di vento contrario contro l’idea che tutto potesse chiudersi con una spiegazione comoda.

La testimonianza “messa al sicuro” prima del tempo

Qui però arriva il punto che cambia la temperatura emotiva della notizia: gli investigatori avevano già previsto questa eventualità, vista l’età avanzata di Sterpin. Per questo, nell’estate del 2025, hanno provveduto a cristallizzare formalmente la sua testimonianza.

Tradotto in parole semplici: le sue dichiarazioni restano utilizzabili nelle fasi successive dell’inchiesta (anche in un eventuale processo). Il racconto di Sterpin, quindi, non evapora con lui. Resta agli atti.

Chi era Claudio Sterpin, l’“Abebe Bikila triestino”

A Trieste lo chiamavano l’“Abebe Bikila triestino”. Un soprannome che dice molto: resistenza, disciplina, passo lungo. Nato nel 1939, Sterpin aveva costruito un’immagine quasi iconica in città, grazie a una vita sportiva rimasta attiva anche in età avanzata.

Ma negli ultimi anni il suo volto è diventato nazionale per un motivo più doloroso: il legame con Liliana Resinovich, pensionata di 63 anni, scomparsa il 14 dicembre 2021 e ritrovata morta il 5 gennaio 2022 in circostanze mai chiarite definitivamente. Sterpin ha raccontato pubblicamente di aver riallacciato con lei una relazione sentimentale, molti anni dopo un primo legame giovanile.

Il giorno della scomparsa e l’allarme che apre la tempesta

Nel racconto del caso, c’è una scena che resta inchiodata: la mattina in cui Resinovich non si presenta a un appuntamento con lui. È lì che Sterpin diventa la prima persona a capire che qualcosa non va. La donna non risponde, risulta irreperibile, e lui manifesta subito una preoccupazione netta, collaborando immediatamente con le autorità.

Tre settimane dopo, il ritrovamento: il corpo della donna in un’area boschiva dell’ex ospedale psichiatrico di Trieste, avvolto in due sacchi neri. Fin dall’inizio Sterpin ha respinto l’ipotesi del suicidio, sostenendo che Liliana stesse progettando una nuova vita con lui: convivenza, futuro, passi concreti. Una narrazione che, per chi indaga, pesa perché parla di intenzioni e di prospettive.

Nel tempo Sterpin ha indicato vari elementi per dimostrare che il rapporto con Resinovich non fosse un ricordo romantico, ma qualcosa di vivo. Tra i punti citati: centinaia di messaggi scambiati, spesso con linguaggio in codice, segno di una comunicazione frequente e personale.

E poi dettagli molto concreti: un set di lenzuola acquistato da Resinovich con la propria carta di credito (che, secondo lui, sarebbe stato destinato alla loro futura casa) e ricerche online legate a nuove abitazioni e alla possibilità di divorziare senza assistenza legale. Tasselli che, nell’insieme, rafforzavano l’idea di un cambiamento imminente nella vita privata della donna.

Sterpin aveva raccontato anche di una gita a Umago in programma. E di un artigiano che avrebbe realizzato un ciondolo commemorativo con la data del loro primo incontro: un oggetto piccolo, ma capace di caricarsi di significati enormi quando tutto il resto diventa nebbia.

In vicende come questa, spesso sono proprio i simboli quotidiani a farsi testimoni: un acquisto, una ricerca sul web, un piano per il weekend. E Sterpin, nel suo ruolo, ha sempre insistito su questo: Liliana, secondo lui, non stava chiudendo la vita. La stava aprendo.

Immagine collegata al caso Liliana Resinovich e alla testimonianza di Claudio Sterpin

La testimonianza cristallizzata e cosa può accadere ora

La notizia centrale, oggi, è che la testimonianza di Sterpin è stata formalmente raccolta e cristallizzata: significa che ha valore legale e potrà essere utilizzata anche più avanti, senza che la sua morte “spezzi” il filo dell’inchiesta.

Gli inquirenti non hanno reso pubblici i dettagli completi delle dichiarazioni ufficiali, perché l’indagine è ancora in corso e coperta da riservatezza. Ma nel tempo Sterpin ha mantenuto una versione coerente, sia nelle dichiarazioni ufficiali sia nelle interviste pubbliche.

Il procedimento, che inizialmente aveva considerato anche l’ipotesi del suicidio, si concentra ora sull’ipotesi di omicidio. In questo scenario, la testimonianza di Sterpin resta uno dei punti chiave per ricostruire gli ultimi giorni di vita della donna, insieme agli altri elementi raccolti dagli investigatori.

La sua morte non interrompe le indagini, ma chiude comunque un capitolo umano: quello di un protagonista che, nel bene e nel male, ha occupato la scena con una determinazione rara. E adesso resta il compito più difficile: trasformare quel racconto cristallizzato in un pezzo di verità giudiziaria.

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