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Board of Peace su Gaza, Tajani alla Camera: “L’Italia sarà osservatore. Non possiamo restare ai margini”

Pubblicato: 17/02/2026 14:07

L’Italia parteciperà come Paese osservatore alla prima riunione del Board of Peace su Gaza. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani intervenendo alla Camera nelle comunicazioni del governo sul piano di pace per il Medio Oriente.
Una scelta definita “equilibrata e rispettosa dei vincoli costituzionali”, che arriva alla vigilia di un appuntamento considerato cruciale per gli sviluppi della crisi.

“Gaza è una ferita aperta”

Aprendo il suo intervento, Tajani ha invitato a evitare scontri politici sui temi internazionali, sottolineando la delicatezza del momento. La crisi di Gaza, ha detto, incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato e sulla sicurezza delle rotte commerciali italiane, considerando che il 40% dell’export nazionale transita attraverso il Mar Rosso.

Ma soprattutto, ha aggiunto, Gaza rappresenta “una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti noi”. Il ministro ha ricordato l’impegno italiano fin dall’inizio del conflitto per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e favorire la cessazione delle ostilità.

Secondo Tajani, la situazione è cruciale anche per la sicurezza nazionale, in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari.

L’Italia al Board of Peace come osservatore

Il ministro ha confermato che il governo ha accettato l’invito dell’amministrazione statunitense a presenziare alla riunione del Board of Peace in qualità di osservatore. “Non essere al tavolo di pace significherebbe rinnegare il lavoro che il nostro Paese ha svolto fin dal primo momento”, ha affermato.

Tajani ha richiamato l’articolo 11 della Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra come strumento di risoluzione delle controversie, sostenendo che l’assenza dell’Italia sarebbe stata politicamente incomprensibile e contraria allo spirito costituzionale.

Alla riunione parteciperanno anche Egitto, Giordania, Arabia Saudita, Qatar e Indonesia. “Come potrebbe l’Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente?”, ha chiesto il titolare della Farnesina.

Il piano di pace e la prospettiva dei due Stati

Tajani ha ricordato che il piano di pace è stato ratificato anche dall’Italia a novembre e che la prima fase ha consentito il consolidamento della tregua, il ritorno degli ostaggi e il rafforzamento degli aiuti umanitari. Risultati che, ha osservato, non erano scontati.

“Se qualcuno ritiene che esistano alternative serie a questo piano, dimostra di non fare i conti con la realtà”, ha aggiunto, sostenendo che ogni vuoto politico alimenta instabilità e ogni rinvio indebolisce la prospettiva di stabilizzazione.

Il ministro ha ribadito l’obiettivo della soluzione “due popoli, due Stati” come orizzonte politico per una pace duratura.

“No alla violenza in Cisgiordania”

Nel corso dell’intervento, Tajani ha espresso sostegno alle riforme annunciate dall’Autorità palestinese e alle recenti elezioni locali, definite un passo necessario contro derive estremiste.

Ha inoltre ribadito la condanna del governo italiano verso qualsiasi ipotesi di annessione della Cisgiordania da parte di Israele, chiedendo la cessazione delle violenze nell’area.

“Non possiamo restare ai margini”

In chiusura, il ministro ha sottolineato che attuare il piano di pace significa creare le condizioni per una stabilità duratura e impedire che Gaza resti terreno fertile per il terrorismo.

“L’Italia, per la sua storia e la sua collocazione geografica, non può e non deve restare ai margini di questo processo”, ha concluso Tajani. “Non ci stancheremo mai di lavorare per la pace: è quello che un grande Paese ha il dovere di fare”.

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