
PARIGI – A tre giorni dall’assassinio di Quentin Deranque, giovane militante di estrema destra picchiato a morte a Lione, quattro persone sono state fermate e interrogate dalle autorità francesi, nell’ambito delle indagini sulla vicenda. Tra loro figura Jacques-Élie Favrot, assistente parlamentare del deputato di Raphaël Arnault, esponente del partito di Jean-Luc Mélenchon.
La morte di Quentin, 23 anni, ha provocato grande scalpore in Francia, con numerose polemiche nei confronti di La France Insoumise, accusata di aver contribuito a un clima di odio che avrebbe alimentato l’aggressione mortale. La vicenda ha scatenato dibattiti politici e sociali sulle tensioni tra estremismi opposti nel Paese.
Secondo quanto ricostruito, Deranque era militante identitario nazionalista del gruppo neofascista Allobroges Bourgoin e convertito di recente al cattolicesimo tradizionalista dell’organizzazione Academia Christiana. Giovedì scorso, insieme ad altri compagni, era intervenuto per scortare il collettivo femminile nazionalista Némésis, che protestava contro una conferenza dell’eurodeputata LFI Rima Hassan alla facoltà di Scienze Politiche di Lione, mostrando uno striscione con la scritta “islamo-gauchisti, fuori dalle nostre università”.

Intorno alle 18, poco distante dal luogo della conferenza, Quentin è stato aggredito, gettato a terra e colpito con calci e pugni al corpo e al volto. Testimoni riferiscono che gli aggressori appartenevano a un gruppo di militanti di estrema sinistra, definiti «anti-fa», che praticano la resistenza attiva contro il fascismo, inclusa la violenza fisica.
Il ragazzo sarebbe stato isolato e affrontato dagli avversari politici, riportando un’emorragia cerebrale che si è rivelata fatale. In un primo momento aveva rifiutato di recarsi in ospedale; soccorso solo intorno alle 20, è entrato in coma e ha perso la vita il sabato 14 febbraio.
Oltre a Jacques-Élie Favrot, le indagini coinvolgono altri militanti di estrema sinistra legati al gruppo Jeune Garde Antifasciste, fondato dal deputato melenchonista Raphaël Arnault e sciolto l’estate scorsa dal ministero dell’Interno. L’episodio si inserisce in un contesto più ampio di posizioni filo-Palestina assunte da La France Insoumise nei mesi successivi al 7 ottobre, con un atteggiamento ambiguo rispetto a Hamas.
L’eurodeputata Rima Hassan e lo stesso Mélenchon erano stati protagonisti di varie conferenze nelle università, con interventi a volte provocatori. In passato, davanti al gruppo Némésis, Mélenchon avrebbe detto al servizio d’ordine: «portatemi il loro scalpo e non se ne parli più», frase oggi letta con forte inquietudine dopo l’omicidio di Deranque.
Quentin Deranque, studente di matematica, frequentava la parrocchia di Saint-Georges nel V arrondissement di Lione. Secondo il gruppo nazionalista Audace Lyon, era un simpatizzante attivo, praticava sport e attività all’aperto, e veniva descritto come «una persona calma, né violenta né aggressiva». La famiglia ricorda che Quentin ha sempre sostenuto le proprie convinzioni in modo pacifico e non era mai stato coinvolto in scontri precedenti.


