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Sea Watch, fermo “illegale”: l’Italia dovrà risarcire 76mila euro. La reazione di Salvini e Meloni

Pubblicato: 18/02/2026 17:00

Il tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato italiano dovrà risarcire la ong tedesca Sea Watch con oltre 76mila euro per il fermo amministrativo della nave Sea Watch 3 nel 2019. Secondo i giudici, quel provvedimento è risultato illegittimo.
Il risarcimento riguarda spese patrimoniali documentate tra ottobre e dicembre 2019, comprese spese portuali e di agenzia, carburante per mantenere la nave operativa e costi legali sostenuti dall’organizzazione.

La vicenda del giugno 2019

Il caso risale al giugno 2019, quando la Sea Watch 3, comandata da Carola Rackete, rimase per giorni in attesa al largo di Lampedusa con 42 migranti a bordo, soccorsi nel Mediterraneo centrale. In quel periodo era in vigore la linea dura del governo italiano, che aveva imposto il divieto di ingresso nelle acque territoriali per le navi delle ong impegnate nei salvataggi.

Il 29 giugno 2019 Rackete decise di forzare il blocco e di entrare nel porto di Lampedusa per consentire lo sbarco dei migranti. L’attracco avvenne tra forti tensioni politiche e mediatiche, con l’allora ministra dell’Interno che parlò di violazione delle norme sulla sicurezza dei confini. La comandante fu arrestata con l’accusa di resistenza e violenza contro nave da guerra, ma nei giorni successivi il giudice per le indagini preliminari non convalidò l’arresto, ritenendo che avesse agito nell’adempimento del dovere di soccorso.

Parallelamente, la nave fu sottoposta a fermo amministrativo. È proprio su questo provvedimento che si è concentrata la decisione del tribunale di Palermo, che ora ha riconosciuto il diritto al risarcimento per le spese sostenute dall’ong a causa dell’impossibilità di operare.

Il risarcimento e le conseguenze

La somma riconosciuta – oltre 76mila euro – copre esclusivamente i danni patrimoniali documentati nel periodo indicato. Non si tratta dunque di un indennizzo per danni morali o d’immagine, ma per costi concreti legati al blocco della nave.

La sentenza riporta al centro un episodio che nel 2019 aveva segnato uno dei momenti più aspri dello scontro politico sulla gestione dei flussi migratori e sul ruolo delle ong nel Mediterraneo. A distanza di anni, la vicenda produce ora un effetto economico diretto per lo Stato italiano, chiamato a risarcire l’organizzazione per un fermo ritenuto non conforme alla legge.

La reazione di Salvini e Meloni

La premier Giorgia Meloni risponde con un video sui social, dicendo che «non solo all’epoca la Rackete è stata assolta perché secondo alcuni magistrati è consentito forzare un blocco di polizia in nome dell’immigrazione illegale di massa» ma inoltre «i giudici prendono un’altra decisione che lascia letteralmente senza parole: hanno condannato lo Stato italiano a risarcire con 76mila euro, sempre degli italiani, la ong proprietaria della nave capitanata dalla Rackete, perché dopo lo speronamento ai danni dei nostri militari l’imbarcazione era stata, giustamente, trattenuta e posta sotto sequestro».

Il vicepremier Matteo Salvini parla di decisione «incredibile, un vero e proprio premio per aver forzato un divieto del governo» alla ong «di Carola Rackete, l’attivista tedesca che quando ero al Viminale non accettava la linea dei porti chiusi che aveva praticamente azzerato sbarchi e tragedie del mare. Il 22-23 marzo voterò SI al referendum per cambiare questa in(Giustizia) che non funziona».

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Ultimo Aggiornamento: 18/02/2026 20:01

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