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Board of peace, l’affondo della Casa Bianca contro il Vaticano: “Spiacevole il suo no al Board”

Pubblicato: 19/02/2026 09:22

La Casa Bianca non nasconde il disappunto per la decisione della Santa Sede di non partecipare alla prima riunione del Board of Peace, l’organismo voluto dal presidente Donald Trump per accompagnare l’attuazione dell’accordo su Gaza. A esprimere apertamente il rammarico dell’amministrazione americana è stata la portavoce Karoline Leavitt, che ha definito l’assenza del Vaticano «profondamente spiacevole».
Una presa di posizione insolita nei toni, soprattutto considerando il peso simbolico della Santa Sede e la sensibilità religiosa dell’elettorato conservatore americano.

La posizione della Casa Bianca

Rispondendo ai giornalisti, Leavitt ha sottolineato che «la pace non dovrebbe essere una questione di parte, politica o controversa» e che l’amministrazione «avrebbe voluto la partecipazione di tutti gli invitati». Il Board, ha spiegato, avrà il compito di sovrintendere alla ricostruzione di Gaza, territorio devastato da guerra, violenza e povertà.
Secondo la Casa Bianca si tratta di un’iniziativa «legittima», sostenuta da «decine di Paesi da tutto il mondo» e accompagnata da uno stanziamento iniziale di 5 miliardi di dollari per la ricostruzione. Una cifra che tuttavia appare lontana dai circa 70 miliardi stimati dalle Nazioni Unite come necessari per un intervento strutturale.

I dubbi sul Board of Peace

Non è solo il Vaticano a nutrire perplessità. Sebbene l’organismo sia stato approvato da una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu, restano interrogativi sulla sua natura e sul suo rapporto con il sistema multilaterale tradizionale. In particolare, le precedenti critiche di Trump al “Palazzo di Vetro” e all’architettura internazionale nata dopo la Seconda guerra mondiale alimentano diffidenze tra diversi governi.

Al momento sarebbero circa una ventina i Paesi che hanno accettato di aderire formalmente. La Germania parteciperà come osservatore, inviando un alto funzionario del ministero degli Esteri. L’Italia sarà presente con il ministro Antonio Tajani. La Francia, invece, ha espresso critiche esplicite alla Commissione europea per la decisione di inviare la commissaria per il Mediterraneo Dubravka Suica senza un mandato formale del Consiglio.

Anche la Russia, attraverso la portavoce del ministero degli Esteri Maria Zakharova, ha fatto sapere che la propria posizione è ancora in fase di valutazione, «tenendo conto delle posizioni dei partner in Medio Oriente».

La scelta della Santa Sede

In questo contesto, la decisione del Vaticano assume un peso politico significativo. La Santa Sede, che negli ultimi anni ha mantenuto una linea improntata alla difesa del multilateralismo e del dialogo, evita così di legittimare un’iniziativa percepita da alcuni come alternativa ai tradizionali canali diplomatici.

La presa di distanza imbarazza Washington anche per ragioni simboliche: l’attuale pontefice è il primo papa americano e il vicepresidente J.D. Vance si professa cattolico. Tuttavia, sulla questione del Board, la Santa Sede sembra aver scelto di non allinearsi automaticamente alle pressioni statunitensi.

La riunione inaugurale si terrà nelle prossime ore a Washington, in quello che un tempo era lo United States Institute of Peace. Il debutto del Board of Peace avviene dunque tra adesioni limitate, osservatori prudenti e un dissenso che, almeno per ora, non appare marginale.

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