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Assisi, per la prima volta l’ostensione delle spoglie di San Francesco: attesi 450mila pellegrini

Pubblicato: 22/02/2026 08:39

L’evento che si apre oggi ad Assisi rappresenta uno dei momenti più significativi della storia religiosa e civile contemporanea, segnando una data destinata a restare impressa nella memoria collettiva. Per la prima volta in assoluto, i fedeli hanno la possibilità di accostarsi direttamente ai resti mortali di San Francesco, il Poverello d’Assisi, in un periodo di ostensione che si estende dal 22 febbraio al 22 marzo 2026. Questa iniziativa non è solo un atto di devozione, ma il fulcro delle celebrazioni per l’ottavo centenario della morte del Santo, avvenuta nel 1226. L’organizzazione, curata dal Sacro Convento sotto la guida del custode generale fra Marco Moroni, ha trasformato l’intera città umbra in un immenso cantiere dell’accoglienza, preparandosi a gestire un flusso stimato di 450mila pellegrini provenienti da ogni angolo del pianeta.

Un’organizzazione millimetrica per l’accoglienza dei fedeli

La gestione di una massa così imponente di persone ha richiesto una pianificazione logistica senza precedenti per la regione Umbria. Le autorità locali e la comunità francescana hanno predisposto un sistema di accesso basato sulla prenotazione obbligatoria e gratuita, accessibile tramite il portale ufficiale dedicato all’evento. I pellegrini, muniti di un codice QR, vengono accolti in un’area di smistamento allestita con grandi tendoni nella piazza antistante la Basilica. Qui inizia un percorso spirituale e artistico guidato dal libretto del pellegrino, uno strumento pensato per trasformare l’attesa in un momento di riflessione profonda. La struttura del percorso è studiata per garantire fluidità, con partenze scaglionate ogni dieci minuti per i gruppi accompagnati dai frati, mentre nelle fasce orarie marginali della giornata è consentito l’accesso individuale per favorire la preghiera silenziosa.

La collocazione delle spoglie nel cuore della basilica

Il fulcro dell’ostensione si trova nella chiesa inferiore della Basilica di San Francesco, un luogo già intriso di una sacralità millenaria. I resti, solitamente custoditi nel sarcofago di pietra all’interno della cripta sotterranea, sono stati eccezionalmente traslati ai piedi dell’altare maggiore. La teca che protegge le ossa del Santo è realizzata in plexiglass trasparente, permettendo una visione chiara dei resti che sono stati oggetto di attente ricognizioni scientifiche nel corso degli ultimi decenni. Questa collocazione, proprio sotto i celebri affreschi di Giotto, crea un corto circuito visivo ed emotivo tra la rappresentazione artistica della vita del Santo e la realtà tangibile della sua spoglia mortale, offrendo ai visitatori un’esperienza di fede che unisce la bellezza dell’arte alla fragilità della condizione umana.

In concomitanza con la venerazione delle spoglie, i pellegrini hanno l’opportunità unica di visitare i locali ipogei del Vescovado, un’area di enorme valore storico e spirituale recentemente recuperata. In questi ambienti sotterranei si consumò uno degli atti più dirompenti della vita di Francesco: la rinuncia pubblica ai beni paterni e la spogliazione delle vesti davanti al vescovo Guido. Monsignor Domenico Sorrentino ha voluto che questi spazi fossero accessibili nonostante i lavori di restauro non siano ancora conclusi, offrendo un percorso immersivo che permette di camminare sulle stesse pietre che videro il giovane Francesco scegliere la via della povertà. Queste visite guidate, della durata di circa trenta minuti, completano l’esperienza del pellegrinaggio, permettendo di comprendere non solo la fine del percorso terreno del Santo, ma anche il momento cruciale della sua conversione radicale.

Nelle parole dei responsabili del Sacro Convento, l’ostensione non deve essere intesa come una semplice esposizione di reliquie, ma come un ponte gettato verso il futuro, specialmente per i giovani. Fra Giulio Cesareo ha sottolineato come la figura di Francesco sia di straordinaria attualità per chi cerca un senso nella propria esistenza. Il Santo, che in gioventù inseguiva sogni di gloria e popolarità, seppe trasformare la propria inquietudine in una scelta di fraternità radicale. L’esposizione del suo corpo, segnato dalle fatiche di una vita spesa per gli altri e dai segni fisici di una salute precaria dovuta a privazioni e malattie, serve a testimoniare che la vera realizzazione non passa per l’accumulo egoistico, ma attraverso il dono di sé. Il corpo di Francesco, descritto come un seme che muore per portare frutto, diventa così un simbolo di speranza e di impegno civile.

La storia delle ricognizioni del corpo di Francesco

La storia della sepoltura di San Francesco è avvolta da un’aura di mistero e protezione che ha attraversato i secoli. Dopo la sua morte alla Porziuncola e la successiva traslazione nel 1230, il corpo fu nascosto profondamente sotto l’altare per evitare che venisse trafugato o profanato. Solo nel 1818 fu condotta una campagna di scavo che permise di ritrovare la cassa originale, rimasta inviolata per quasi seicento anni. Successivamente, nel 1978, una seconda ricognizione scientifica permise di stabilire lo stato di conservazione dei resti e di applicare moderne tecniche di conservazione. La struttura che oggi protegge le ossa è un sistema complesso a tripla protezione, che include il sepolcro esterno, una cassa in bronzo dorato e l’atmosfera controllata con azoto per prevenire il deterioramento dei tessuti ossei, garantendo la conservazione per le generazioni future.

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