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Messico, è caos dopo la morte del Mencho: blocchi stradali, bus e auto date alle fiamme

Pubblicato: 23/02/2026 13:25

Il Messico vive ore drammatiche dopo l’uccisione di Nemesio Oseguera Cervantes, noto come El Mencho, storico leader del Cartello Jalisco Nueva Generación. L’operazione delle forze di sicurezza ha scatenato una reazione violenta e coordinata in almeno undici Stati: autostrade bloccate con veicoli incendiati, attacchi armati contro basi della Guardia nazionale, assalti a infrastrutture strategiche e scontri a fuoco tra narcos ed esercito. Quella che doveva essere un’azione mirata contro uno dei boss più ricercati del Paese si è trasformata in una crisi di sicurezza nazionale, con intere aree paralizzate e la popolazione intrappolata in una spirale di paura e incertezza.

A Guadalajara, capitale dello Stato di Jalisco, commando armati hanno fatto irruzione nell’aeroporto mentre erano in corso operazioni militari nella regione. Video diffusi sui social mostrano passeggeri in fuga tra gli spari. A Puerto Vallarta, altro snodo cruciale per il narcotraffico, si sono registrati incendi diffusi e colonne di fumo visibili a chilometri di distanza. Secondo media locali, nella zona di Ixtapa sarebbe in corso un’evasione di massa dal carcere. Più a nord, a San Juan de Los Lagos, una base della Guardia nazionale sarebbe stata presa di mira dai gruppi armati legati al cartello.

Scontri e operazioni militari in corso

Il governo federale ha disposto la chiusura dello spazio aereo sopra Tapalpa, sempre nello Stato di Jalisco, mentre elicotteri Black Hawk dell’aviazione messicana forniscono copertura alle forze di terra. L’intervento militare lascia intendere che l’operazione non avesse come unico obiettivo El Mencho, ma fosse parte di un’azione più ampia contro la struttura del cartello. La violenza diffusa nel Paese ha causato al momento circa ventisei vittime, tra cui molti agenti della polizia e addirittura anche una donna incinta.

Secondo la stampa locale, già prima dell’uccisione del boss erano stati segnalati incendi e barricate lungo le principali arterie, nel tentativo di rallentare l’avanzata delle forze di sicurezza. La strategia dei narcos appare chiara: paralizzare il territorio, creare caos e dimostrare che la morte del capo non equivale alla fine del potere del cartello.

L’avviso della Farnesina per gli italiani

La situazione di pericolo estremo ha varcato i confini nazionali, spingendo il ministero degli Esteri italiano a intervenire tempestivamente per tutelare i propri connazionali. Attraverso il portale Viaggiare Sicuri, la Farnesina ha diramato un avviso urgente raccomandando a tutti gli italiani presenti in Messico di evitare qualunque tipo di spostamento che non sia strettamente necessario. Viene richiesto di seguire scrupolosamente le direttive delle autorità locali e di rimanere all’interno di abitazioni o strutture alberghiere sicure. L’Ambasciata d’Italia a Città del Messico è stata posta in stato di allerta permanente e ha messo a disposizione un numero telefonico di emergenza per fornire assistenza immediata a chiunque si trovi in condizioni di difficoltà o isolamento a causa dei blocchi stradali.

Il peso di El Mencho e del cartello Jalisco Nueva Generación

El Mencho era considerato uno dei narcotrafficanti più potenti del continente. Attivo nel traffico di droga dagli anni Novanta, era stato condannato negli Stati Uniti nel 1994 per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio di eroina. Dopo aver scontato la pena, era tornato in Messico, lavorando per un periodo anche come agente di polizia prima di entrare nel cartello Milenio e fondare nel 2009 il Cartello Jalisco Nueva Generación, divenuto in pochi anni una delle organizzazioni criminali più violente e strutturate del Paese.

Washington aveva messo sulla sua testa una ricompensa di 15 milioni di dollari. Il cartello è accusato di traffico di cocaina, eroina, metanfetamina e fentanyl ed è stato classificato dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica. La sua ascesa aveva segnato una nuova fase nella guerra tra cartelli, caratterizzata da una capacità militare crescente e da un uso sistematico della violenza come strumento di controllo territoriale.

Il Dipartimento di Stato americano ha diramato un’allerta invitando i cittadini statunitensi presenti negli Stati coinvolti a mettersi al riparo fino a nuovo avviso. Anche alcune compagnie aeree hanno sospeso temporaneamente i voli verso Puerto Vallarta. La morte di El Mencho non rappresenta dunque la fine di un’epoca, ma potrebbe aprire una fase ancora più instabile nella guerra contro i narcos, in un Paese dove la sfida tra Stato e cartelli continua a giocarsi sul filo delle armi.

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