Vai al contenuto

L’Iran giovane che sfida gli ayatollah: le università dei Gen Z si rivoltano contro il regime

Pubblicato: 24/02/2026 20:17

Il panorama politico e sociale dell’Iran sta attraversando una fase di profonda mutazione guidata da una generazione che non ha più nulla da perdere. L’articolo di Greta Privitera delinea un quadro vivido e drammatico di ciò che sta accadendo negli atenei di Teheran e Mashhad, dove la Generazione Z iraniana è tornata a sfidare apertamente le fondamenta della Repubblica islamica. Questi giovani, nati intorno all’anno 1380 del calendario persiano, portano avanti una battaglia che affonda le radici nel movimento Donna, Vita, Libertà del 2022, ma che oggi assume contorni ancora più radicali e determinati. Nonostante la repressione violenta che ha caratterizzato gli ultimi decenni di dittatura, il desiderio di libertà sembra aver superato la naturale paura della morte, trasformando gli studenti in eroi moderni capaci di affrontare a mani nude uno degli apparati repressivi più feroci al mondo.

La V della resistenza studentesca

Il simbolo grafico di questa nuova ondata di proteste è una V rovesciata, formata puntando l’indice e il medio verso il basso. Questo gesto non è solo un segnale di riconoscimento ma una scelta strategica per proteggere l’identità dei manifestanti di fronte alle telecamere del regime. Il numero otto, richiamato dalla forma delle dita, identifica i figli del nuovo millennio che si rifiutano di vivere sotto le restrizioni imposte dagli ayatollah. Questi ragazzi si muovono nelle università di Medicina, Lettere e Tecnologia con il volto coperto, consapevoli che ogni loro passo potrebbe portare all’arresto o peggio. La loro determinazione nasce da un dolore recente e bruciante, ovvero la perdita di amici e compagni trucidati solo poche settimane prima dai Guardiani della Rivoluzione durante i cortei di gennaio.

Quello che il regime non aveva previsto era l’inefficacia della violenza estrema come strumento di dissuasione nel lungo periodo. Sebbene l’ordine di scaricare i kalashnikov sulla folla avesse lo scopo di terrorizzare la popolazione e indurla al silenzio, l’effetto ottenuto è stato l’opposto. Gli studenti iraniani hanno dichiarato esplicitamente di aver perso la paura. Le testimonianze raccolte sul campo descrivono una gioventù che non è più disposta a scendere a compromessi con una teocrazia che percepisce come totalmente estranea ai propri valori. Le parole di Ali, uno studente che preferisce la morte alla mancanza di libertà, risuonano come un manifesto per l’intera nazione. La sua risposta ai genitori, che lo implorano di tornare a casa per mettersi in salvo, sottolinea come la libertà individuale sia diventata un bene non più barattabile con la sicurezza personale.

Una rete di coordinamento invisibile

Nonostante l’ottanta per cento delle università abbia tentato di arginare le rivolte offrendo corsi esclusivamente virtuali, gli studenti sono riusciti a riprendersi gli spazi fisici degli atenei. Il coordinamento avviene in modo rapido e silenzioso attraverso chat criptate, permettendo a migliaia di giovani di trovarsi contemporaneamente davanti ai portoni delle facoltà. Questo movimento si sente profondamente isolato dal resto del mondo, percependo che i negoziati internazionali e le dinamiche geopolitiche, come il ritorno di Donald Trump o le minacce di guerra imminente, siano fattori secondari rispetto alla loro lotta interna. C’è una chiara consapevolezza di dover contare solo sulle proprie forze, una forma di autosufficienza rivoluzionaria che nasce dalla delusione verso una comunità internazionale ritenuta troppo lenta o distratta da altri interessi.

La Generazione Z iraniana è profondamente diversa dalle precedenti perché è cresciuta immersa nella cultura globale grazie ai social media. Questi ragazzi hanno visto come vivono i loro coetanei nel resto del mondo e non accettano più che i loro desideri e i loro diritti fondamentali vengano calpestati in nome di un’ideologia religiosa che non sentono propria. Ascoltano il rap, seguono le tendenze internazionali e chiedono una società dove ragazzi e ragazze possano camminare insieme verso un futuro diverso. Chi osserva dall’esterno e sostiene che in Iran non esista una opposizione organizzata viene smentito dai fatti, i video che circolano online mostrano leader naturali che emergono spontaneamente dalle file degli studenti, pronti a guidare il paese verso una transizione che sembra ormai inevitabile.

La reazione scomposta del regime islamista

Di fronte a questa spinta dal basso, il potere centrale manifesta segnali di evidente nervosismo. Le minacce del procuratore generale Mohammad Movahedi-Azad, che invita a individuare rapidamente gli elementi di disturbo e ad agire con decisione legale, mostrano la fragilità di un sistema che non riesce più a controllare lo spazio interno. Il regime tenta di derubricare le proteste a manovre dei movimenti nemici esterni, cercando di spostare l’attenzione dalle legittime rivendicazioni popolari a un complotto internazionale. Tuttavia, le linee rosse tracciate dagli ayatollah, come il divieto di bruciare la bandiera o di urlare slogan contro la Guida Suprema, sono già state ampiamente superate. La teocrazia si trova oggi stretta tra due fronti, da una parte la pressione diplomatica e militare esterna e dall’altra un popolo giovane e indomito che arde di un desiderio di cambiamento che nessuna spranga dei Basij sembra poter spegnere.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure