
Per tre anni hanno scelto il bosco come casa, costruendo una quotidianità lontana dai ritmi urbani, affidandosi alla natura, al silenzio e a un’idea di famiglia vissuta in autonomia. Una scelta radicale, dettata – racconta il padre – dal desiderio di proteggere i figli da un mondo percepito come distante dai propri valori. Poi, all’improvviso, l’intervento dell’autorità giudiziaria e l’allontanamento dei tre bambini, trasferiti in una struttura protetta.
Da novembre 2025 la famiglia vive una frattura profonda. «Sono tristi dal primo giorno», racconta Nathan, il padre, spiegando che i figli chiedono di poter tornare nella casa che per loro rappresenta «il posto dell’anima». Un casolare immerso nella campagna, diventato negli anni il simbolo di una vita alternativa e ora al centro di un percorso imposto dal Tribunale per i minorenni.
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Il progetto di ristrutturazione a Palmoli
La vicenda si svolge a Palmoli, dove la famiglia si era stabilita in un casolare nel bosco. Dopo il provvedimento dell’autorità giudiziaria, Nathan annuncia l’intenzione di adeguarsi alle richieste previste dagli standard abitativi italiani. «Accetteremo le regole», afferma, pur ammettendo la fatica di una scelta che definisce necessaria.
Il progetto prevede l’ampliamento dell’abitazione, con l’integrazione di un bagno regolare, la sostituzione degli infissi e l’allaccio alle reti elettrica e idrica. Un intervento di bioedilizia che punta a mantenere l’impronta ecologica originaria, ma nel rispetto delle normative vigenti. In Italia, per un nucleo di cinque persone, sono richiesti almeno 66 metri quadrati di superficie abitabile: un parametro che la famiglia intende raggiungere per ottenere il rientro dei figli.
Secondo quanto riferito dal padre, i lavori saranno avviati per rispondere alle indicazioni del Tribunale dei minorenni, nella speranza che l’adeguamento dell’immobile possa rappresentare un passo decisivo verso il ricongiungimento familiare.

Istruzione e cambiamento di rotta
Un altro punto centrale riguarda la scuola dei bambini. Nathan conferma la fine dell’“unschooling”, metodo basato sull’apprendimento guidato direttamente dai genitori, scelta che – spiega – nel contesto italiano non è consentita nelle modalità adottate finora. La famiglia manterrà invece l’homeschooling, appoggiandosi a un istituto online riconosciuto.
«Il cuore non è cambiato», dice il padre, ribadendo la volontà di vivere a stretto contatto con la natura. «Ma la testa sì». In queste parole si riassume il tentativo di conciliare una visione di vita alternativa con le richieste dello Stato. Nathan racconta un passato trascorso tra diversi Paesi – dall’Olanda alla Francia, fino all’Indonesia – e lavori differenti, prima di approdare alla scelta definitiva: vivere nel bosco di Palmoli con la propria famiglia.

La critica al modello urbano è netta: troppo spazio, sostiene, a smartphone, cibo industriale e derive sociali. Eppure, oggi la priorità dichiarata è una sola: riportare i figli a casa. «Faremo tutto quello che lo Stato italiano ci ha chiesto», assicura.
La vicenda resta aperta. Da un lato il diritto dei genitori di scegliere uno stile di vita coerente con le proprie convinzioni, dall’altro la tutela dei minori e il rispetto delle normative su abitazione e istruzione. Nel mezzo, tre bambini che chiedono di tornare nel luogo che considerano casa.


