
Usa, un gigante tecnologico, simbolo della supremazia militare americana, alle prese con un problema tanto prosaico quanto imbarazzante: i bagni che non funzionano. La portaerei nucleare USS Gerald R. Ford, la più moderna e imponente della Marina americana, è finita al centro dell’attenzione non per una missione bellica, ma per i continui guasti al sistema fognario di bordo.
L’unità, lunga 337 metri e costata oltre 13 miliardi di dollari, ospita circa 4.600 persone tra equipaggio e personale di volo. E proprio la gestione dei servizi igienici si sta rivelando uno dei suoi punti più critici.
Il sistema VCHT e i guasti ripetuti
Alla base dei problemi c’è il sistema VCHT (Vacuum Collection, Holding and Transfer), l’impianto a pressione che raccoglie, immagazzina e trasferisce i liquami prodotti dall’equipaggio. Secondo diverse ricostruzioni, il sistema sarebbe sottodimensionato rispetto al numero di persone a bordo.
I malfunzionamenti sono ricorrenti: intasamenti, allagamenti, tubature bloccate. In più occasioni sono stati recuperati nelle condotte oggetti impropriamente gettati nei wc, tra cui indumenti, utensili e perfino attrezzi di bordo.
Dal 2023 si sono resi necessari dieci interventi di lavaggio completo con soluzioni chimiche, una sorta di “spurgo industriale” dal costo di circa 400 mila dollari ciascuno. Per eseguire queste operazioni è indispensabile l’ormeggio in porto.
La sosta a Suda e le ipotesi sul cambio di rotta
La questione è tornata sotto i riflettori con l’improvvisa sosta della Ford nel porto di Suda, a Creta. Una tappa che ha suscitato interrogativi, visto che la portaerei si trovava inizialmente nell’area caraibica ed era stata diretta a tutta velocità verso il Medio Oriente.
Suda rappresenta uno scalo strategico: una rada naturale protetta, ideale per operazioni di manutenzione in sicurezza e con una deviazione minima dalla rotta verso il canale di Suez o il Mediterraneo orientale.
Sui social network sono circolati meme e battute, ma l’ipotesi che la sosta sia legata anche ai problemi igienici non appare infondata, considerati i precedenti.
Problemi noti già prima dell’entrata in servizio
Le criticità della Ford non sono una novità. Già prima dell’entrata in servizio operativo, diverse relazioni del Government Accountability Office (GAO) avevano evidenziato carenze progettuali dell’unità.
Oltre al sistema fognario, erano finiti sotto osservazione anche altri elementi innovativi, come le catapulte elettromagnetiche per il lancio degli aerei, responsabili di ritardi e incrementi dei costi.
Un’inchiesta della rete radiofonica pubblica americana NPR aveva documentato bagni completamente allagati da liquami, dopo la segnalazione della madre di un militare imbarcato. Secondo i dati raccolti, dal 2023 l’ammiraglia avrebbe richiesto l’intervento di tecnici esterni 42 volte, di cui dodici solo nell’attuale missione.
La posizione della Marina Usa
La Marina statunitense ha ridimensionato l’impatto operativo del problema. Il sistema VCHT, suddiviso in dieci zone indipendenti, serve circa 600 gabinetti distribuiti su 25 ponti all’interno di uno scafo alto 76 metri.
Secondo il portavoce della squadra navale americana, il tenente di vascello David Carter, i guasti non inciderebbero sull’efficienza militare della nave. Le manutenzioni straordinarie, in media una al giorno, sarebbero spesso dovute all’uso improprio dei servizi.
La Marina ha inoltre annunciato l’introduzione di miglioramenti tecnici per aumentare l’affidabilità della rete di smaltimento.
Missione prolungata e tensioni geopolitiche
La Ford è in mare da tempo record: salpata il 24 giugno dalla base di Norfolk, in Virginia, ha operato prima nel Golfo Persico, poi nell’area venezuelana e ora è stata nuovamente indirizzata verso il Medio Oriente.
Normalmente le missioni delle portaerei statunitensi non superano i sei mesi. L’attuale dispiegamento rischia di stabilire un primato per durata. Secondo alcune fonti internazionali, l’unità potrebbe posizionarsi nel Mediterraneo orientale, a largo di Haifa, con funzioni di deterrenza nei confronti dell’Iran.
Nel frattempo, la sosta a Creta offre all’equipaggio una pausa logistica e l’occasione per intervenire sulla manutenzione più urgente: quella che incide direttamente sulla quotidianità di una vera e propria città galleggiante.
Un paradosso che mette in luce come anche il più avanzato strumento di potenza militare possa scontrarsi con problemi molto concreti. Perché, al di là delle strategie geopolitiche, la vita a bordo passa anche dalla funzionalità dei servizi più essenziali.


