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Teheran nel caos: carrelli pieni e file ai benzinai, la città assediata dalla paura

Pubblicato: 28/02/2026 13:27

La scena è quella di una capitale che si muove in fretta, quasi senza parlarsi, con lo sguardo basso e le mani occupate a spingere carrelli stracolmi. A Teheran il ritorno dei raid ha riportato in superficie una paura che non era mai davvero scomparsa. Le esplosioni hanno riaperto una ferita ancora fresca e in poche ore la città si è trasformata in un enorme mercato dell’emergenza, dove ogni famiglia tenta di garantirsi scorte di cibo e carburante. I supermercati sono presi d’assalto, i sacchi di riso e i generi di prima necessità spariscono dagli scaffali, mentre all’esterno si formano code ordinate ma tese, fatte di silenzi e sguardi nervosi.

Prima che le comunicazioni venissero interrotte quasi del tutto, diverse testimonianze hanno raccontato scene di vera corsa alle provviste. Non una spesa normale, ma un accumulo sistematico: trolley riempiti fino all’orlo, carrelli che faticano a muoversi per il peso di acqua, conserve, farine. È il riflesso immediato di una popolazione che sente incombere la guerra e reagisce con l’istinto primario della sopravvivenza.

File chilometriche e tentativi di fuga

Parallelamente alla corsa ai supermercati, la città è attraversata da lunghe file ai distributori di carburante. I benzinai sono presi d’assalto da automobilisti che temono blocchi alla circolazione o difficoltà nei rifornimenti. In molti stanno valutando di lasciare la capitale per rifugiarsi nelle zone montuose a Est, considerate più sicure in caso di nuovi bombardamenti. Ma uscire da Teheran non è semplice: il traffico rallenta ogni tentativo di fuga e il carburante diventa un bene prezioso.

C’è chi prova a cancellare viaggi programmati all’estero per recuperare almeno parte del denaro speso, temendo un blackout totale di Internet che renderebbe impossibile qualsiasi operazione online. Il clima è sospeso tra organizzazione razionale e panico improvviso, tra chi pianifica e chi si limita ad accumulare quanto può.

Tra paura e rabbia verso il regime

Accanto alla paura, però, emerge anche un sentimento più profondo e ambiguo. Una parte della popolazione, stremata da anni di crisi economica e repressione politica, guarda agli eventi con una rabbia che supera il timore dei bombardamenti. Sui social, prima dell’oscuramento, circolavano video di persone che filmavano il fumo levarsi dai siti militari colpiti, tra urla e applausi.

La domanda che rimbalza tra le strade e le piattaforme digitali è brutale: fino a che punto si può esasperare un popolo perché arrivi a sperare che la guerra cambi il proprio destino? Teheran oggi vive in questo paradosso, sospesa tra l’istinto di proteggere la famiglia e il desiderio di vedere crollare un regime percepito come sempre più distante e fragile.

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