
Con il primo confronto tra accusa e difesa davanti al giudice, nel giorno del conferimento dell’incarico per l’autopsia, si apre la seconda fase delle indagini sulla morte del piccolo Domenico, il bimbo deceduto il 21 febbraio scorso, due mesi dopo il trapianto di cuore eseguito all’Ospedale Monaldi. L’organo era stato prelevato a Bolzano e, secondo quanto emerso, avrebbe subito un danneggiamento durante il trasporto per il contatto con ghiaccio secco.
Oggi ci saranno i funerali del piccolo Domenico Caliendo, e la famiglia potrà salutare il bimbo per l’ultima volta.
Da un primo esame esterno della salma, come riferito dal medico legale della famiglia, non sarebbero emerse lesioni macroscopiche al cuore, circostanza che dovrà ora essere verificata con approfondimenti tecnici. In precedenza, alcune testimonianze agli atti avevano parlato di possibili lesioni provocate durante l’espianto dell’organo dal donatore.
L’esame autoptico è iniziato alle ore 14 e vedrà impegnati 25 superesperti tra periti di parte e consulenti d’ufficio. Le conclusioni dovranno essere depositate entro 120 giorni. Intanto, domani alle ore 15, nel Duomo di Nola, si terranno i funerali del bambino, con la possibile presenza della premier Giorgia Meloni.
Il nodo del frigorifero e le immagini televisive
Un nuovo fronte si è aperto dopo la diffusione, da parte della trasmissione Lo stato delle cose in onda su Rai 3, di alcune fotografie del frigorifero contenente ghiaccio secco all’interno dell’ospedale altoatesino. Le immagini mostrerebbero il contenitore in due momenti diversi: in una fase priva di cartelli e segnalazioni di sicurezza e in una successiva in cui comparirebbero etichette e avvertimenti.
Un elemento che potrebbe aprire ulteriori verifiche sull’eventuale modifica dei luoghi dopo l’accaduto.
La posizione della cardiochirurga
Gli avvocati Dario Gagliano e Anna Ziccardi, che assistono la dottoressa Gabriella Farina, cardiochirurga a capo dell’equipe che si occupò dell’espianto a Bolzano, hanno annunciato la richiesta di approfondimenti alla Procura.
Secondo la difesa, la dottoressa sarebbe stata pienamente consapevole che per il trasporto degli organi si utilizza ghiaccio d’acqua, come avvenuto alla partenza. I legali sostengono che Farina avrebbe chiesto il materiale al personale di sala, senza recarsi autonomamente nel locale dove sarebbe stato custodito il ghiaccio secco, la cui presenza — affermano — sarebbe emersa solo attraverso le inchieste.
Resta ora alla magistratura il compito di chiarire l’esatta dinamica dei fatti, verificare eventuali responsabilità e accertare se vi siano stati interventi successivi sui luoghi. Una vicenda complessa che si preannuncia come una lunga battaglia legale, nel tentativo di fare piena luce su quanto accaduto.


