
Il fronte del sì torna in vantaggio nel sondaggio sul referendum sulla riforma della giustizia in programma il 22 e 23 marzo 2026. La rilevazione diffusa il 4 marzo dall’Istituto Noto per la trasmissione Porta a Porta indica una rimonta dei favorevoli alla conferma della legge sulla separazione delle carriere dei magistrati.
Secondo i dati, il 51,5% degli intervistati voterebbe sì, mentre il 48,5% voterebbe no, quindi per l’abrogazione della riforma approvata dal Parlamento.
Il nodo dell’affluenza
Resta centrale il tema della partecipazione al voto.
- 41% degli italiani dichiara che andrà a votare
- 39% afferma che non si recherà alle urne
- 20% si dice ancora indeciso
Le opinioni sui punti della riforma
Alla domanda sull’ipotesi di introdurre due Consigli superiori della magistratura – uno per i pubblici ministeri e uno per i magistrati giudicanti, entrambi presieduti dal Sergio Mattarella – il 47% degli intervistati si è detto favorevole, il 24% contrario, mentre il 29% non sa.
Per quanto riguarda l’istituzione di una Alta Corte disciplinare composta da 15 membri (tre nominati dal Capo dello Stato, tre professori universitari o avvocati con almeno 20 anni di anzianità e nove magistrati estratti a sorte), il 36% si è dichiarato favorevole, il 28% contrario e il 36% indeciso.
Un altro punto della riforma riguarda la composizione dei due Csm, che dovrebbero essere formati per due terzi da magistrati sorteggiati e per un terzo da professori universitari o avvocati con almeno 15 anni di esperienza, anch’essi sorteggiati da un elenco approvato dal Parlamento. Su questo tema il 39% si è detto favorevole, il 25% contrario, mentre il 36% non ha ancora una posizione.
Le motivazioni di voto
Secondo il sondaggio, tra gli elettori orientati a votare sì, il 77% afferma di basare la propria scelta sui contenuti della riforma.
Tra chi invece voterebbe no, il 59% collega la decisione soprattutto al giudizio politico sull’operato del governo guidato da Giorgia Meloni.
Con il voto ormai vicino, il confronto sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere resta uno dei temi più centrali del dibattito politico delle prossime settimane.


