
Il governo è pronto a intervenire contro eventuali speculazioni sui prezzi dell’energia. Lo ha dichiarato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, spiegando che l’esecutivo sta monitorando con attenzione l’andamento del mercato energetico nelle ore successive alle tensioni internazionali che stanno colpendo l’area del Golfo Persico.
“Abbiamo già sentito in queste ore il presidente di Arera, che ha attivato i meccanismi necessari per evitare fenomeni speculativi”, ha detto Meloni durante un intervento al programma radiofonico “Non stop news” su RTL 102.5. L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente ha infatti attivato una task force dedicata al monitoraggio dei prezzi, in particolare quelli del gas.
La premier ha assicurato che il governo è pronto a utilizzare tutti gli strumenti disponibili per contrastare eventuali rincari ingiustificati: “Faremo tutto quello che possiamo per non darla vinta a chi dovesse speculare e sono pronta ad aumentare le tasse alle aziende che dovessero speculare sulle bollette”.
Il rischio di un nuovo shock energetico
Le parole della presidente del Consiglio arrivano mentre cresce la preoccupazione per le conseguenze economiche degli attacchi iraniani contro infrastrutture energetiche nel Golfo Persico, una delle aree più strategiche per la produzione e l’esportazione di petrolio e gas.
L’area del Golfo rappresenta infatti uno dei principali snodi energetici mondiali: attraverso lo stretto di Hormuz transita una quota significativa delle esportazioni globali di petrolio e una parte rilevante del gas naturale liquefatto destinato ai mercati internazionali.
Se le tensioni militari dovessero tradursi in interruzioni delle forniture o riduzioni della produzione, i prezzi dell’energia potrebbero aumentare rapidamente sui mercati internazionali.
L’impatto possibile sulle bollette italiane
Un aumento delle quotazioni del gas avrebbe effetti diretti anche sull’Italia. Il sistema energetico europeo, e quello italiano in particolare, resta infatti fortemente legato al prezzo del gas nei mercati internazionali, che incide sia sul costo del riscaldamento sia su una parte rilevante della produzione di energia elettrica.
Quando il gas aumenta, il rincaro tende a trasferirsi a catena: sulle bollette domestiche, soprattutto per il riscaldamento; sui costi dell’elettricità, perché molte centrali producono energia utilizzando gas naturale; sui prezzi dei beni, a causa dell’aumento dei costi di produzione e trasporto.
Questo significa che una crisi prolungata nel Golfo potrebbe tradursi, nel giro di poche settimane o mesi, in nuove pressioni sulle bollette di famiglie e imprese.
Il ruolo di Arera nel controllo dei prezzi
Per questo motivo il governo ha attivato un monitoraggio rafforzato attraverso Arera, l’autorità indipendente che regola il mercato energetico italiano.
L’Autorità può intervenire soprattutto su due fronti: monitorare l’andamento dei prezzi all’ingrosso del gas e dell’elettricità; individuare eventuali anomalie o comportamenti speculativi nel mercato.
In caso di aumenti non giustificati dai costi reali dell’energia, il governo potrebbe intervenire con misure fiscali o regolatorie, come una maggiore tassazione sugli extra profitti delle aziende energetiche.
Il precedente degli extra-profitti energetici
Durante la crisi energetica del 2022, provocata dall’invasione russa dell’Ucraina, l’Italia aveva già introdotto un contributo straordinario sugli extra-profitti delle aziende energetiche, con l’obiettivo di redistribuire parte dei guadagni legati all’aumento dei prezzi.
Le dichiarazioni della premier Meloni sembrano indicare che strumenti simili potrebbero essere nuovamente presi in considerazione qualora i rincari energetici si trasformassero in una nuova emergenza per famiglie e imprese.
Un mercato ancora esposto alle tensioni geopolitiche
Nonostante negli ultimi due anni l’Europa abbia ridotto la dipendenza dal gas russo, il mercato energetico resta fortemente esposto alle crisi geopolitiche.
Eventuali interruzioni delle forniture nel Golfo Persico o tensioni nelle rotte marittime potrebbero ridurre la disponibilità di gas e petrolio sui mercati globali, facendo salire rapidamente i prezzi. Questo al netto delle scorte italiane, sulla cui consistenza è arrivata la rassicurazione del ministro Pichetto Fratin.
In questo scenario, il timore dei governi europei è che un nuovo shock energetico possa riaccendere l’inflazione e colpire il potere d’acquisto delle famiglie, proprio mentre l’economia del continente cresce a ritmi molto contenuti.


