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Kfc, scandalo in Danimarca e Repubblica Ceca: pollo scaduto rietichettato e rivenduto, frigoriferi sporchi, carne ammuffita

Pubblicato: 05/03/2026 08:13

Il caso che sta scuotendo il mondo della ristorazione veloce in Europa ruota attorno a un nome che da decenni è sinonimo di pollo fritto: KFC. Due inchieste esplose a distanza di pochi mesi hanno portato alla luce accuse pesantissime che riguardano sicurezza alimentare, manipolazione delle date di scadenza e condizioni igieniche nei ristoranti, sollevando interrogativi anche sulla situazione dei circa 150 locali presenti in Italia.
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Lo scandalo nei ristoranti KFC in Danimarca

La prima vicenda è emersa nel giugno 2025 in Danimarca, quando il programma televisivo Kontant ha trasmesso un’inchiesta che ha scosso l’opinione pubblica. Le testimonianze raccolte tra i dipendenti descrivevano una pratica che, secondo quanto raccontato, non sarebbe stata episodica ma sistematica: pollo scongelato e già scaduto che veniva comunque servito ai clienti dopo la stampa di nuove etichette con date modificate.

L’inchiesta televisiva ha spinto le autorità ad avviare controlli su larga scala. L’Autorità Veterinaria e Alimentare danese ha ispezionato tutti gli 11 ristoranti KFC presenti nel Paese. Il risultato delle verifiche è stato definito dagli ispettori particolarmente grave: nessun locale ha ottenuto un punteggio igienico considerato accettabile.

Durante le ispezioni sono state segnalate diverse irregolarità, tra cui frigoriferi sporchi e con temperature non adeguate, alimenti privi di etichettatura corretta e, in alcuni casi, carne con presenza di muffa. Le conseguenze sono state immediate. L’intera rete dei ristoranti KFC in Danimarca è stata chiusa in attesa di un nuovo operatore in franchising, segnando una delle crisi più gravi per il marchio nel Paese.

Il secondo caso in Repubblica Ceca

A distanza di circa tre mesi, nel settembre 2025, un nuovo scandalo ha coinvolto i ristoranti KFC, questa volta in Repubblica Ceca. Un giornalista indipendente ha documentato pratiche simili a quelle già emerse in Danimarca.

Le accuse riguardano ancora carne avariata, date di scadenza falsificate e pollo servito ai clienti nonostante fosse maleodorante. Alcuni ex dipendenti hanno raccontato nel dettaglio presunti metodi utilizzati per rimettere in vendita prodotti non più idonei al consumo, tra cui la rietichettatura della carne scaduta, il lavaggio dei prodotti deteriorati e la loro conservazione per lunghi periodi prima di essere serviti.

Le autorità ceche hanno reagito con una vasta campagna di controlli. L’Autorità Statale di Ispezione Agricola e Alimentare ha effettuato oltre 140 ispezioni nei ristoranti KFC nel corso del 2025, riscontrando violazioni in circa un locale su tre.

L’azienda ha respinto le accuse. Tuttavia il caso ha assunto rapidamente una dimensione politica quando un eurodeputato ceco ha presentato un’interrogazione alla Commissione Europea, chiedendo quali misure siano previste per garantire che i ristoranti KFC rispettino gli standard di sicurezza alimentare dell’Unione Europea in tutti gli Stati membri.

Le richieste di trasparenza in Italia

Alla luce di quanto emerso nei due Paesi europei, l’associazione Essere Animali ha deciso di chiedere chiarimenti anche a KFC Italia. L’organizzazione ha inviato una richiesta formale all’azienda domandando prove documentali che dimostrino che nei ristoranti italiani non vengano adottate pratiche simili a quelle denunciate in Danimarca e Repubblica Ceca.

Secondo l’associazione, la richiesta non nasce da allarmismo ma dalla necessità di garantire trasparenza ai consumatori. Il mercato italiano rappresenta infatti una realtà importante per il marchio: una larga parte dei clienti consuma i pasti direttamente nei locali e il pubblico principale è composto da giovani tra i 16 e i 38 anni, con un interesse crescente anche da parte delle famiglie.

Per accompagnare la richiesta di chiarimenti, Essere Animali ha diffuso un video che riprende in modo critico il celebre slogan pubblicitario della catena, con un messaggio pensato per attirare l’attenzione sulla questione della sicurezza alimentare nei fast food.

Il tema del benessere animale

Lo scandalo sulle presunte manipolazioni delle date di scadenza si inserisce in un contesto più ampio che riguarda la qualità della filiera del pollo. Il report The Pecking Order, che ogni anno valuta gli standard delle principali catene di fast food europee, ha attribuito a KFC Italia un giudizio definito “scarso”, senza miglioramenti rispetto all’anno precedente.

Secondo il rapporto, tra il 2022 e il 2023 sarebbe diminuito l’utilizzo di razze di polli considerate migliori, passando dal 7,21% allo 0,9%. Una riduzione che, sempre secondo il documento, avrebbe comportato un aumento della mortalità negli allevamenti e un maggiore ricorso agli antibiotici.

Una questione aperta

Con un fatturato di 179 milioni di euro e un piano di espansione che punta a superare i 200 punti vendita entro il 2027, il mercato italiano rappresenta un tassello strategico per KFC. Proprio per questo le richieste di chiarimento stanno diventando sempre più pressanti.

Dopo gli scandali emersi in Danimarca e Repubblica Ceca, il dibattito non riguarda più soltanto il benessere animale, ma si estende anche alla salute pubblica e al diritto dei consumatori di sapere cosa viene servito nei ristoranti.

E mentre l’attenzione resta alta, la domanda che molti si pongono continua a rimanere senza una risposta definitiva: cosa accade realmente nei ristoranti KFC presenti in Italia?

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