
La guerra in corso con l’Iran presenta caratteristiche diverse rispetto ai precedenti conflitti nella regione. Lo ha spiegato il ministro della Difesa Guido Crosetto durante le comunicazioni alla Camera sull’evoluzione della crisi mediorientale, sottolineando come la strategia militare iraniana stia seguendo un modello di destabilizzazione indiretta.
Secondo il ministro, gli attacchi degli ultimi giorni indicano un cambio di approccio: invece di concentrarsi su obiettivi militari diretti, l’Iran starebbe puntando a colpire Paesi terzi e infrastrutture strategiche, con l’obiettivo di generare instabilità economica e geopolitica.
Attacchi contro Paesi non coinvolti direttamente nel conflitto
Crosetto ha evidenziato come gli attacchi iraniani non si siano concentrati principalmente su Israele, ma su altri Paesi della regione. “L’evoluzione di questa guerra è molto diversa da quella precedente. Basti pensare che hanno subito molti più attacchi gli Emirati che non Israele”, ha spiegato il ministro.
Secondo Crosetto, questa scelta è legata anche a considerazioni operative. I droni iraniani avrebbero maggiori difficoltà a raggiungere Israele, perché la distanza e il tempo di volo aumenterebbero le probabilità di intercettazione da parte dei sistemi di difesa israeliani.
Per questo motivo, Teheran starebbe indirizzando i propri attacchi verso Paesi vicini che non partecipano direttamente al conflitto, nel tentativo di ampliare l’area della crisi. “La strategia è completamente diversa da quella dell’altra volta – ha aggiunto Crosetto – ed è quella di creare caos e generare complessità economiche”.
Il rischio di coinvolgimento di Nato e Unione europea
Il ministro ha inoltre espresso preoccupazione per alcuni episodi che hanno coinvolto basi europee e della Nato. In particolare, alcuni attacchi sono stati diretti verso installazioni militari in Turchia e a Cipro, due aree strategiche per la presenza occidentale nel Mediterraneo orientale.
Crosetto ha ricordato che un attacco diretto contro uno Stato membro della Nato o dell’Unione europea potrebbe attivare meccanismi di difesa collettiva. Nel caso dell’Alleanza Atlantica entrerebbe in gioco l’articolo 5 del trattato Nato, che prevede la difesa reciproca tra gli alleati. Per l’Unione europea esiste invece l’articolo 7 del Trattato sull’Unione, che stabilisce un obbligo di assistenza tra gli Stati membri in caso di aggressione.
“In entrambi i casi – ha spiegato il ministro – saremmo obbligati a stare al loro fianco”.
Il rischio di un effetto domino nelle crisi globali
Crosetto ha infine sottolineato che la crisi in Medio Oriente potrebbe avere conseguenze ben più ampie sul piano geopolitico. La principale preoccupazione riguarda infatti l’effetto di contagio tra diversi scenari di crisi, con il rischio che il conflitto iraniano si intrecci con altri fronti già aperti.
“In questa crisi – ha avvertito il ministro – se ne possono innestare e alimentare altre, comprese quelle già in corso, come quella sul fronte orientale”. Il riferimento è alla guerra in Ucraina e alla crescente tensione tra Russia e Occidente, uno scenario che potrebbe diventare ancora più instabile se il conflitto mediorientale dovesse allargarsi ulteriormente.


