Vai al contenuto

Iran, il generale Camporini: “Il vero rischio è la ripresa del terrorismo, non i missili di Teheran”

Pubblicato: 05/03/2026 08:30

Le basi militari presenti sul territorio italiano potrebbero tornare al centro del dibattito internazionale qualora gli Stati Uniti chiedessero il loro utilizzo in un eventuale scenario di attacco contro l’Iran. A delineare i possibili sviluppi e i rischi per l’Italia è il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera.

Secondo l’ex vertice militare, qualsiasi decisione sull’uso delle basi americane in Italia non potrebbe prescindere dal passaggio istituzionale previsto dalla normativa e dagli accordi bilaterali con Washington. Un percorso che coinvolgerebbe direttamente governo e Parlamento.
Leggi anche: “Ora arriva il terrorismo”. Iran, allarme shock! Paura per l’Occidente

Basi militari e decisioni politiche

Camporini chiarisce che le installazioni militari presenti in Italia, pur ospitando forze statunitensi, restano sotto sovranità italiana e che il loro eventuale impiego in operazioni militari deve essere valutato caso per caso.

«Un eventuale utilizzo da parte americana delle basi in Italia per bombardare in Iran deve passare per il governo e il Parlamento, come è successo in passato», spiega il generale nell’intervista al Corriere della Sera. Una procedura regolata da «una serie di trattati e accordi con gli Stati Uniti rinnovati negli anni».

L’ex capo di Stato maggiore ricorda un precedente significativo. «Come fecero il Parlamento e il governo nel 2003 quando gli Usa ci chiesero la stessa cosa per inviare i paracadutisti di stanza ad Ederle in Iraq per una missione non Nato», afferma. In quel caso, dopo una fase di consultazioni istituzionali che coinvolse anche il Quirinale, fu autorizzato soltanto un trasferimento logistico con destinazione Turchia, evitando l’impiego diretto in area di combattimento.

Camporini sottolinea inoltre che situazioni analoghe vengono valutate singolarmente. «Due anni fa, ad esempio, è stato autorizzato un attacco con i droni da Sigonella. Lì fu ritenuto necessario», spiega.

I rischi per l’Italia e lo scenario internazionale

Uno dei punti più discussi riguarda i possibili rischi per il territorio italiano in caso di coinvolgimento indiretto nel conflitto. Su questo Camporini invita a distinguere tra minacce militari dirette e pericoli di altra natura.

«Rischi per noi? Non dai missili di Teheran che hanno una gittata di 2mila chilometri», afferma. Secondo l’analisi dell’ex capo di Stato maggiore, anche nel caso di un lancio dal punto più occidentale dell’Iran, questi vettori arriverebbero «al massimo in Grecia».

Il pericolo maggiore, secondo Camporini, sarebbe quindi di tipo diverso: «Piuttosto c’è il pericolo di una ripresa del terrorismo».

L’ex vertice militare spiega che non si può escludere la presenza di cellule dormienti sul territorio europeo che potrebbero essere attivate in caso di escalation. «Non si può escludere che sul territorio nazionale ci siano assetti… che potrebbero essere sponsorizzati da Teheran», osserva. Si tratterebbe quindi di un rischio indiretto per i cittadini, più che di una minaccia militare diretta contro la penisola.

Nel frattempo, ricorda Camporini, i militari italiani impegnati all’estero operano già in contesti ad alta tensione. Nella base di Ali Al Salem in Kuwait, ad esempio, personale dell’Aeronautica militare partecipa alla coalizione internazionale contro il Daesh, con velivoli tra cui Eurofighter, un tanker e un C-130, mentre l’area è esposta a bombardamenti con droni e missili iraniani.

Il fronte Mediterraneo e la Libia

Un’altra ipotesi circolata nel dibattito strategico riguarda la possibilità che eventuali minacce possano arrivare dal Mediterraneo meridionale, in particolare dalla Libia. Su questo punto Camporini invita alla cautela.

«Dalla Libia mi sembra più una forzatura emotiva», afferma nell’intervista al Corriere della Sera. Secondo il generale, attori come Turchia e Russia, interessati alla presenza militare nel Paese nordafricano, difficilmente accetterebbero di essere coinvolti direttamente in un conflitto di questo tipo.

Esistono poi alcune ipotesi teoriche sull’eventuale estensione della gittata dei missili iraniani attraverso modifiche tecniche. Tuttavia Camporini sottolinea che si tratta soprattutto di speculazioni. Finora, ricorda, solo Hezbollah ha tentato di colpire obiettivi nel Mediterraneo orientale, arrivando fino a Cipro, senza dimostrare capacità operative più estese.

Nel complesso, lo scenario delineato dall’ex capo di Stato maggiore mette in evidenza una realtà complessa: l’eventuale uso delle basi americane in Italia sarebbe prima di tutto una decisione politica e parlamentare, mentre le principali preoccupazioni per il Paese riguarderebbero non tanto attacchi missilistici diretti, quanto le possibili conseguenze sul piano della sicurezza interna e del terrorismo internazionale.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure