
Il delitto di Garlasco, uno dei casi giudiziari più discussi degli ultimi decenni in Italia, torna al centro del dibattito dopo l’emergere di una presunta nuova macchia di sangue “dimenticata”. Un elemento che, secondo alcuni consulenti, potrebbe portare a rivedere la dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi, uccisa nella sua casa di Garlasco il 13 agosto 2007.
Dopo le polemiche degli ultimi giorni legate alla prima telefonata tra la madre di Chiara Poggi e quella di Alberto Stasi, ora l’attenzione si concentra su un dettaglio emerso durante la trasmissione televisiva Chi l’ha visto? su Rai 3.
La presunta macchia vicino al lavandino
Secondo quanto mostrato nel servizio della trasmissione, una traccia di sangue vicino allo scarico del lavandino della cucina potrebbe rappresentare un elemento finora non adeguatamente considerato nelle indagini.
A sollevare la questione è stato un consulente della famiglia Poggi, che ha indicato la presenza di questa macchia nelle immagini dei rilievi effettuati dopo il delitto.
Secondo questa interpretazione, la traccia potrebbe suggerire che l’aggressione a Chiara Poggi sia iniziata proprio in cucina, prima di proseguire nel resto della casa. L’ipotesi si basa sull’analisi di alcune fotografie dei rilievi tecnici, dalle quali emergerebbero tracce non valorizzate nelle indagini condotte all’epoca dai Ris.
Il consulente ha parlato esplicitamente di una macchia “dimenticata”, inserendola tra altri possibili elementi che, a suo avviso, non sarebbero stati approfonditi a sufficienza.
Delitto #Garlasco: Aggressione cominciata in cucina? Per consulente della famiglia Poggi, una macchia di sangue in prossimità dello scarico del lavandino potrebbe riscrivere la dinamica dell’omicidio. “Altre tracce non valorizzate dal Ris”.#chilhavisto→ https://t.co/gGD1ra9GoT pic.twitter.com/LfC0BEu4vm
— Chi l'ha visto? (@chilhavistorai3) March 4, 2026
La replica dell’ex comandante dei Ris
Sulla questione è intervenuto anche Luciano Garofano, generale ed ex comandante dei Ris di Parma, che ha seguito le indagini scientifiche sul caso.
Durante lo stesso programma televisivo, Garofano ha contestato l’interpretazione proposta dal consulente della famiglia Poggi, spiegando che quella traccia non sarebbe sangue.
Secondo l’ex comandante dei Ris, l’analisi effettuata all’epoca sul posto aveva già escluso questa possibilità.
“Se inquadrate quella parte lì ci accorgiamo di una cosa: sia il lato superiore che quello destro sembra abbia tutto sangue”, ha spiegato Garofano riferendosi alle immagini mostrate.
L’ex comandante ha sottolineato inoltre la differenza tra analizzare fotografie a distanza di anni e operare direttamente sulla scena del crimine, dove gli investigatori avevano potuto osservare i dettagli con luce naturale e strumenti adeguati.
“La differenza è che lui lavora sulle foto, noi abbiamo lavorato sul posto”, ha aggiunto, ribadendo che “non è sangue nel lavandino della cucina” e che l’ipotesi era già stata esclusa durante i rilievi effettuati all’epoca.
Delitto #Garlasco: “Non è sangue nel lavandino della cucina”, il gen. Luciano Garofano, ex Comandante dei Ris di Parma, risponde al consulente della famiglia Poggi, Dario Redaelli. “L’abbiamo escluso con luce naturale e nostra esperienza”.#chilhavisto→https://t.co/gGD1ra9GoT pic.twitter.com/I7IrIwAbGR
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Nuove polemiche su uno dei casi di cronaca più discussi degli ultimi anni
Il confronto tra consulenti e investigatori riaccende così le polemiche su uno dei casi giudiziari più complessi e dibattuti della cronaca italiana.
Il delitto di Chiara Poggi, per il quale Alberto Stasi è stato condannato in via definitiva nel 2015 a 16 anni di carcere, continua infatti a suscitare interrogativi e nuove interpretazioni investigative, alimentate da analisi tecniche, testimonianze e ricostruzioni alternative emerse nel corso degli anni.


