
La morte di David Rossi, ex capo della comunicazione di Banca Monte dei Paschi di Siena, torna al centro dell’attenzione con nuove conclusioni investigative. Secondo la Commissione parlamentare d’inchiesta bis, gli elementi raccolti portano a escludere definitivamente l’ipotesi del suicidio, ritenendo invece che la scena del 6 marzo 2013 presenti incongruenze compatibili con un omicidio.
La relazione intermedia della Commissione è stata presentata a Siena proprio nel giorno del tredicesimo anniversario della morte di Rossi. A illustrarne i contenuti è stato il presidente della Commissione, il deputato Gianluca Vinci, che ha parlato di indizi incompatibili con la ricostruzione ufficiale finora sostenuta.
Biglietti e fazzoletti risalirebbero al 4 marzo
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda i bigliettini con messaggi di addio e i fazzolettini con tracce di sangue, trovati nel cestino dell’ufficio di Rossi.
Secondo la ricostruzione ritenuta più attendibile dalla Commissione, questi elementi non sarebbero collegati alla sera del 6 marzo 2013, giorno della morte, ma risalirebbero a due giorni prima, il 4 marzo.
Si tratta della stessa data in cui Rossi aveva inviato una mail all’allora amministratore delegato di Mps, Fabrizio Viola, nella quale lasciava intendere l’intenzione di togliersi la vita.
Per il presidente della Commissione, quegli elementi potrebbero quindi riferirsi a un episodio precedente, non alla scena del decesso.
“Indizi collegabili a quanto accaduto due giorni prima”
Commentando la relazione, Vinci ha sottolineato come diversi elementi della scena presentassero incongruenze difficili da spiegare con l’ipotesi del suicidio. “Tutti quegli indizi che presentavano anche una certa incongruenza, in tutta la scena di quello che ormai possiamo definire un crimine, possono essere collegati alla fotografia di qualcosa che è successo esattamente due giorni prima”, ha dichiarato.
Secondo questa lettura, i bigliettini e i fazzoletti trovati nel cestino “verosimilmente non c’entrano nulla con la scena del crimine” del 6 marzo. La relazione della Commissione, ha aggiunto Vinci, “esclude definitivamente l’ipotesi del suicidio e dalle risultanze si prende atto che si è trattato di un omicidio”.
La testimonianza della figlia
Tra gli elementi presi in considerazione dalla Commissione c’è anche la testimonianza della figlia di Rossi, Carolina, che avrebbe visto il padre con alcuni segni sulle braccia nei giorni precedenti alla morte. Secondo quanto riferito, Rossi avrebbe spiegato che si trattava di tagli autoinferti. Un dettaglio che, nella ricostruzione della Commissione, potrebbe aiutare a comprendere cosa sarebbe accaduto successivamente.
Inoltre è stato ricordato che, secondo testimonianze già raccolte nella precedente Commissione parlamentare, il cestino dell’ufficio non veniva svuotato quotidianamente, circostanza che renderebbe plausibile la presenza di materiali risalenti a giorni precedenti.
Il mistero della cravatta scomparsa
Un altro punto considerato anomalo riguarda la cravatta che Rossi indossava entrando in banca il giorno della morte. Secondo quanto riferito da diverse testimonianze, Rossi portava sempre la cravatta al lavoro, ma al momento del ritrovamento del corpo non la indossava più.
“La cravatta è sparita”, ha spiegato Vinci, sottolineando come nessuno sia stato in grado di chiarire dove sia finita. Secondo l’ipotesi avanzata dal presidente della Commissione, qualcuno potrebbe averla utilizzata come tessuto per pulire qualcosa, lasciando invece sul posto i fazzoletti sporchi di sangue perché non collegati alla scena del 6 marzo.
Un elemento che, secondo la Commissione, rappresenterebbe un ulteriore indizio delle anomalie presenti nella ricostruzione della morte di David Rossi.


