Vai al contenuto

Petrolio in forte rialzo con la crisi Iran: Brent sopra i 91 dollari, +26% in una settimana

Pubblicato: 06/03/2026 17:47

Le tensioni in Medio Oriente continuano a spingere verso l’alto i prezzi dell’energia. Il Brent, riferimento per il mercato europeo, ha superato i 91 dollari al barile, registrando il livello più alto dall’aprile 2024 e segnando una delle settimane più rialziste degli ultimi anni.
L’impennata è legata al peggioramento della situazione geopolitica dopo gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, oltre alle crescenti preoccupazioni per la sicurezza delle rotte energetiche nel Golfo Persico.

Brent ai massimi da aprile 2024

Nella seduta odierna il Brent ha raggiunto i 91,84 dollari al barile, con un aumento di oltre il 7% rispetto alla chiusura precedente.
Considerando l’andamento degli ultimi giorni, l’incremento complessivo del prezzo del petrolio europeo sfiora il 26% da venerdì scorso, cioè da prima dell’avvio delle operazioni militari contro l’Iran.
Si tratta della settimana più rialzista per il Brent dal 2020, segnale della forte tensione che sta attraversando i mercati energetici internazionali.

WTI vicino ai 90 dollari

Anche il West Texas Intermediate (WTI), benchmark di riferimento per il mercato statunitense, ha registrato un forte aumento.
Il prezzo del greggio americano è salito oltre il 10% durante la sessione, arrivando a 89,61 dollari al barile, che rappresenta il livello più alto dall’ottobre 2023.
Su base settimanale il WTI mostra un rialzo complessivo di circa il 30%, un movimento particolarmente rapido che riflette le crescenti preoccupazioni sulla stabilità delle forniture globali.

Il ruolo delle tensioni nello Stretto di Hormuz

L’aumento dei prezzi dell’energia è strettamente collegato al deterioramento della situazione in Medio Oriente.
Dopo gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Teheran ha minacciato di chiudere lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più strategici al mondo per il trasporto di petrolio e gas.

Attraverso questo corridoio marittimo transita infatti circa un quinto delle forniture energetiche globali, motivo per cui qualsiasi rischio di blocco provoca immediate reazioni sui mercati.

Timori per l’economia globale

Alla tensione geopolitica si aggiungono gli avvertimenti lanciati da diversi Paesi del Golfo, che hanno segnalato il rischio che il conflitto possa compromettere le esportazioni di energia della regione.

Un’eventuale riduzione delle forniture potrebbe avere ripercussioni significative sull’economia globale, con un aumento dei costi energetici per industrie e consumatori e nuove pressioni inflazionistiche sui mercati internazionali.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure