
Milano si è trasformata in un intricato palcoscenico geopolitico durante un pomeriggio segnato da forti tensioni e visioni del mondo diametralmente opposte. La città meneghina ha ospitato tre distinte mobilitazioni che hanno messo in luce la frammentazione del sentimento pubblico riguardo alla crisi in Medio Oriente. Le strade del centro sono diventate il terreno di scontro simbolico tra chi piange la scomparsa dei leader del regime teocratico, chi invoca un ritorno alla monarchia persiana e chi protesta contro l’ingerenza occidentale nei territori palestinesi. La gestione dell’ordine pubblico è stata messa a dura prova dalla contemporaneità di questi eventi, che hanno visto la partecipazione di diverse centinaia di persone distribuite in vari punti nevralgici della metropoli.
Il cordoglio per la Guida Suprema in piazza Repubblica
A breve distanza dal consolato americano, un gruppo di circa cento manifestanti si è riunito per commemorare la figura di Khamenei, l’ex guida suprema dell’Iran recentemente scomparsa a seguito dei raid condotti dalle forze statunitensi e israeliane. Questo presidio ha assunto i toni di una cerimonia funebre collettiva mista a una dura critica politica verso l’Occidente. I partecipanti hanno esposto cartelli che invocavano la fine immediata dei combattimenti, descrivendo la morte del leader iraniano come un atto che allontana ulteriormente le prospettive di stabilità nella regione. Nonostante il numero ridotto di presenti rispetto alle altre piazze, l’intensità emotiva è stata elevata, con slogan che chiedevano pace ma condannavano fermamente l’azione militare coordinata dagli Stati Uniti. La vicinanza fisica alla sede diplomatica americana ha conferito alla protesta un carattere di sfida simbolica molto marcato.
La richiesta di libertà e il sostegno alla monarchia
In netto contrasto con il presidio di piazza Repubblica, piazza Castello ha accolto circa mille persone per una manifestazione organizzata dall’associazione Italia-Iran. Questo evento ha visto una partecipazione politica istituzionale molto significativa, con l’adesione dei partiti di centrodestra presenti nel Consiglio comunale di Milano. Il tema centrale è stato il desiderio di un cambiamento radicale di regime a Teheran, simboleggiato dall’invocazione del ritorno di Pahlavi. Gli esponenti politici presenti, tra cui rappresentanti di Fratelli d’Italia, hanno espresso chiaramente l’auspicio che il figlio dello Scià possa assumere la guida del popolo persiano. La piazza è stata animata da discorsi che celebravano la libertà e condannavano decenni di oppressione teocratica, ponendosi in totale antitesi rispetto ai sostenitori di Khamenei e chiedendo un futuro democratico o monarchico per l’Iran.
Il corteo pro palestina e la critica all’ingerenza
La terza colonna della protesta milanese è partita da piazza Scala, luogo che i movimenti attivisti hanno ormai ribattezzato simbolicamente piazza Gaza. Il corteo proPal ha attraversato le vie centrali con l’obiettivo dichiarato di raggiungere le vicinanze del consolato americano, unendo la causa palestinese a una critica più ampia della politica estera statunitense. Al grido di giù le mani dal Medio Oriente, i manifestanti hanno sfilato denunciando l’escalation militare e il supporto logistico fornito alle operazioni israeliane. Questa mobilitazione ha rappresentato l’anima più movimentista e di strada della giornata, cercando di connettere le sofferenze della popolazione di Gaza con le dinamiche di potere globale. La camminata si è conclusa con una forte pressione mediatica e politica verso le autorità internazionali, ribadendo la necessità di un immediato cessate il fuoco e del riconoscimento dei diritti del popolo palestinese.


