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Morte del piccolo Domenico dopo il mancato trapianto di cuore, i genitori a Domenica In: “Nessuno ci disse che l’organo era arrivato congelato”

Pubblicato: 08/03/2026 18:31

«Continuiamo ad andare in televisione perché vogliamo ricordare Domenico e aiutare gli altri bambini. Quello che è successo a nostro figlio non deve accadere più a nessuno». Con queste parole Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, i genitori del piccolo Domenico, hanno raccontato la loro storia nello studio di Domenica In, ospiti di Mara Venier.
Il bambino è morto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli, a causa delle complicazioni successive a un trapianto di cuore effettuato il 23 dicembre. La vicenda ha suscitato grande commozione in tutta Italia e ora è al centro di accertamenti per chiarire eventuali responsabilità.

Il dolore della famiglia

Durante la trasmissione, la madre ha raccontato il momento più difficile dopo la morte del figlio: spiegare ai fratelli maggiori cosa era successo. «Alla più piccola ho detto che il suo fratellino era diventato un angelo», ha spiegato Patrizia. «Il più grande, che ha 11 anni, aveva capito tutto. Mi ha detto: “Mamma fagliela pagare”».

La donna ha promesso al figlio che la memoria di Domenico non verrà dimenticata e che la famiglia continuerà a chiedere verità e giustizia. Tra i progetti c’è anche la nascita di una fondazione a nome del bambino, con l’obiettivo di sostenere altri piccoli pazienti e le loro famiglie.

La malattia scoperta a quattro mesi

La madre ha ricordato anche i primi segnali della malattia. Domenico aveva appena quattro mesi quando i medici diagnosticarono una cardiomiopatia dilatativa.

«Fino a quel momento stava bene. Poi ha iniziato a piangere in modo diverso e ho capito subito che qualcosa non andava», ha raccontato. I medici avevano spiegato alla famiglia che il bambino aveva il 50% di possibilità di morire e che senza un trapianto di cuore avrebbe potuto vivere al massimo fino a cinque anni.

Nonostante la malattia, i genitori hanno cercato di garantire al figlio una vita il più possibile normale. «Era un guerriero, aveva una voglia di vivere pazzesca», ha ricordato la madre.

La chiamata per il trapianto

L’unica speranza per Domenico era il trapianto. La sera del 22 dicembre 2025 arrivò la telefonata tanto attesa. «La dottoressa mi disse che c’era un cuore per lui. Ma io non ero contenta, avevo una brutta sensazione», ha raccontato Patrizia.

Anche il padre ha ricordato quel momento con angoscia: «Ero davanti alla macchinetta del caffè vicino alla terapia intensiva e ho pensato: “Io me lo porto a casa”. Avevo una sensazione terribile. Poi però ci siamo detti: se lo portiamo via, che genitori siamo?».

La madre ha confessato di aver ripensato spesso a quel presentimento: «A volte mi do la colpa di non aver seguito quella sensazione. Ma era l’unica possibilità per salvarlo».

“Il cuore non partiva”

Dopo l’intervento, secondo quanto raccontato dalla famiglia, non sarebbero state comunicate tutte le informazioni sull’operazione.

«Un’infermiera mi disse che il cuore non partiva», ha spiegato Patrizia. «Ma nessuno ci disse che l’organo era arrivato congelato. Lo abbiamo scoperto dai giornali il 7 febbraio, mentre l’operazione era stata fatta il 23 dicembre».

La madre ha raccontato di aver continuato a sperare fino all’ultimo. «Ho capito che non era più salvabile quando è arrivato il secondo cuore. In quel momento mi sono sentita presa in giro».

Le indagini sulla vicenda

Secondo il legale della famiglia, l’avvocato Francesco Petruzzi, il problema non sarebbe stato soltanto il ghiaccio secco utilizzato durante il trasporto dell’organo.

«Il punto principale potrebbe essere la mancanza di monitoraggio della temperatura durante il trasporto del cuore», ha spiegato. La vicenda è ora oggetto di verifiche da parte delle autorità competenti per accertare eventuali responsabilità.

L’iniziativa in memoria di Domenico

Durante la puntata di Domenica In è arrivato anche un messaggio del cantante Sal Da Vinci, che ha annunciato l’intenzione di organizzare una partita della Nazionale cantanti.

L’evento servirà a raccogliere fondi per la fondazione dedicata a Domenico, che i genitori vogliono creare per trasformare il dolore in un impegno concreto a favore dei bambini malati e delle loro famiglie.

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