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Petrolio: oggi vertice di emergenza del G7 sulle riserve strategiche

Pubblicato: 09/03/2026 08:26

Le tensioni geopolitiche nel Golfo e il conseguente balzo del prezzo del petrolio spingono i governi delle principali economie mondiali a valutare misure straordinarie. I ministri delle Finanze del G7 sono infatti chiamati a confrontarsi in una riunione d’emergenza per discutere un possibile rilascio coordinato di petrolio dalle riserve strategiche, nel tentativo di frenare la corsa delle quotazioni energetiche e stabilizzare i mercati.

La notizia, riportata dal Financial Times, arriva mentre l’escalation del conflitto con l’Iran continua a generare forte volatilità sui mercati finanziari internazionali e timori per l’approvvigionamento energetico globale.
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Riunione d’emergenza del G7 sul petrolio

Secondo fonti citate dal quotidiano britannico, i rappresentanti economici del G7 terranno un collegamento straordinario alle 8.30 ora di New York insieme a Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale per l’energia (AIE).

Al centro del confronto c’è l’ipotesi di immettere sul mercato una parte delle riserve petrolifere strategiche detenute dai Paesi membri dell’organizzazione energetica internazionale. L’obiettivo sarebbe quello di aumentare temporaneamente l’offerta globale di greggio per attenuare la pressione sui prezzi che si è intensificata dopo l’inizio delle ostilità nel Golfo.

Secondo quanto riferito da fonti vicine ai negoziati, tre Paesi del G7, tra cui gli Stati Uniti, avrebbero già espresso sostegno preliminare all’ipotesi di un intervento coordinato.

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Le riserve strategiche e l’ipotesi di rilascio

Il sistema di sicurezza energetica dell’Agenzia internazionale per l’energia coinvolge 32 Paesi membri, che mantengono scorte petrolifere strategiche destinate proprio a essere utilizzate in caso di emergenze energetiche o gravi crisi dei prezzi.

Secondo una fonte citata dal Financial Times, alcuni funzionari statunitensi starebbero valutando un’operazione di rilascio congiunto compresa tra 300 e 400 milioni di barili di petrolio. Si tratterebbe di una quota significativa delle riserve complessive, pari a circa il 25-30% degli 1,2 miliardi di barili disponibili nel sistema collettivo di emergenza.

L’eventuale decisione rappresenterebbe una delle misure più incisive degli ultimi anni per contenere la volatilità del mercato energetico, in un contesto segnato dall’incertezza geopolitica.

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Mercati finanziari sotto pressione

L’ipotesi di un intervento coordinato arriva mentre i mercati finanziari globali reagiscono con forte nervosismo alla crescita del prezzo del greggio. Nelle contrattazioni asiatiche della mattinata si è registrato un calo diffuso delle Borse, segnale delle preoccupazioni degli investitori per gli effetti economici della crisi.

A Tokyo, l’indice Nikkei ha segnato una flessione di circa il 5%, mentre a Seul il Kospi ha registrato un crollo più marcato, pari al 6,52%. In territorio negativo anche Hong Kong, dove l’Hang Seng ha ceduto l’1,64%.

La pressione si è fatta sentire anche in altre piazze finanziarie dell’area Asia-Pacifico: Taipei ha perso circa il 4%, mentre Sydney ha registrato una discesa del 2,52%. Perdite più contenute ma comunque evidenti anche nei listini della Cina continentale, con Shanghai in calo dello 0,54% e Shenzhen dello 0,63%.

Pressione politica negli Stati Uniti

La riunione del G7 si svolge inoltre in un momento delicato per la politica energetica statunitense. Il presidente Donald Trump è sottoposto a una crescente pressione interna affinché vengano adottate misure rapide per contenere l’aumento del prezzo del petrolio, salito bruscamente dall’inizio del conflitto.

In questo scenario, il possibile rilascio coordinato delle riserve petrolifere viene considerato da alcuni governi come uno degli strumenti più immediati per raffreddare i mercati energetici e ridurre l’impatto economico della crisi internazionale.

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