
Un duro attacco all’azione militare di Donald Trump e Benjamin Netanyahu arriva dall’ex premier Massimo D’Alema, che in un’intervista a Repubblica non usa mezze parole. Secondo D’Alema, le scelte dei leader di Stati Uniti e Israele rappresentano “un fenomeno di imbarbarimento del mondo occidentale”, capace di minare il primato morale e la legittimazione internazionale dell’Occidente.
“Non solo non riuscirà ad arginare il cambio di rapporti di forza, ma rischia di far perdere anche quel primato morale, quella legittimazione derivante dalla coerenza nella difesa dei diritti umani, che è stata una delle ragioni per cui l’Occidente ha potuto garantire un certo ordine al mondo”, afferma l’ex presidente del Consiglio, sottolineando come la strategia bellica in Iran possa avere effetti destabilizzanti.
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Il confronto con le guerre passate
D’Alema ricorda come l’Iraq rappresentò un episodio in cui l’Europa si oppose, fungendo da contrappeso: “L’Iraq fu una violazione cui gran parte dell’Europa si oppose facendo da contrappeso”. L’ex premier sottolinea anche le conversazioni con Condoleezza Rice, che a suo dire era convinta che l’intervento avrebbe esportato la democrazia e generato un effetto positivo in tutta la regione. “Oggi invece si ha la sensazione di un bullismo senza contenuto, puramente destabilizzatore”, commenta D’Alema, denunciando anche possibili interessi personali o ricatti a influenzare l’amministrazione americana, con un chiaro riferimento alla vicenda Jeffrey Epstein: “Esatto. Davanti a questo bisognerebbe ridare forza a una prospettiva democratica dell’Occidente”.

L’Europa e la debolezza della reazione democratica
L’ex premier sottolinea la necessità di una risposta europea più forte. “La posizione della Spagna è forte e dignitosa. Quella della Francia un po’ più timida e debole”, osserva, citando anche Paesi minori come Belgio e Olanda, che si sono espressi con coraggio. Al contrario, Germania e Regno Unito mostrano una certa debolezza politica: “I cittadini rimproverano al laburista Starmer di non riuscire a prendere le distanze dalle politiche di Trump”.
Secondo D’Alema, l’ideologia della guerra in corso, definita “razzista, suprematista, questo grumo nero dell’Occidente”, richiederebbe un intervento deciso di tutte le forze democratiche europee. “L’Unione dovrebbe ritrovare la capacità di difendere i suoi interessi opponendosi a questa America”, aggiunge, suggerendo che una posizione forte dell’Europa potrebbe rafforzare anche le forze interne agli Stati Uniti contrarie alle politiche di Trump.
L’Italia e la posizione criticata
L’ex premier riserva parole dure per il governo italiano: “La posizione italiana è imbarazzata e furbesca. Di fronte alla tragedia della guerra è moralmente inaccettabile”. D’Alema sottolinea la necessità di un approccio più coerente e coraggioso, capace di difendere valori democratici e diritti umani, criticando la prudenza eccessiva della diplomazia italiana di fronte a crisi internazionali.

Il dibattito sui social
L’intervista ha rapidamente raggiunto ampia diffusione su X, con centinaia di commenti e dibattiti tra gli utenti. Molti si chiedono se il tono delle dichiarazioni rifletta il Massimo D’Alema che, alla guida del governo, aveva autorizzato il bombardamento di Belgrado. La contraddizione percepita tra il passato politico dell’ex premier e le sue posizioni attuali sulle guerre in Medio Oriente ha acceso un acceso dibattito pubblico, alimentando il confronto sulla coerenza della politica internazionale italiana ed europea.
Un appello alla coesione democratica
In sintesi, l’ex presidente del Consiglio lancia un appello chiaro: l’Occidente deve ritrovare unità e forza morale per difendere i propri valori, opponendosi a ciò che definisce un imbarbarimento guidato da destra fanatica, razzista e guerrafondaia. La posizione critica di D’Alema non si limita agli attori esterni, ma include una dura analisi delle debolezze interne all’Europa e all’Italia, chiamando a una riflessione sulle responsabilità delle democrazie occidentali in scenari di conflitto.
L’intervista, per contenuti e toni, si inserisce in un dibattito più ampio sul ruolo dell’Occidente nel mantenimento della stabilità globale e sulla capacità delle nazioni democratiche di rispondere in modo coerente a sfide internazionali complesse.


