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“Aspetto le dimissioni di Mattarella”, Giorgia Meloni reagisce così davanti all’uomo sbucato sul palco: “Identificato dalla Digos”

Pubblicato: 12/03/2026 21:23

Momenti di tensione imprevista al Teatro Parenti di Milano, dove l’evento a sostegno del Sì al referendum sulla giustizia è stato teatro di un blitz che ha lasciato il pubblico e la stessa Giorgia Meloni visibilmente interdetti. La premier era appena salita sul palco, pronta a iniziare il suo intervento di fronte a una platea gremita e sotto l’occhio vigile di numerose telecamere, quando un uomo si è avvicinato indisturbato, eludendo la sicurezza. Si è presentato come Orazio Musumecie, con estrema disinvoltura, ha consegnato alla leader di Fratelli d’Italia una copia di un suo libro autoprodotto. Meloni, in un primo momento, ha accennato un gesto di cortesia e ringraziamento, ma la situazione è precipitata in pochi secondi. L’uomo, invece di allontanarsi, è rimasto al suo fianco per scagliare un attacco diretto alle massime istituzioni dello Stato: «Aspetto le dimissioni di Mattarella», ha esclamato a favore di microfono. Un’uscita che ha gelato l’atmosfera, spingendo la premier a rivolgere uno sguardo basito verso la platea e i collaboratori, mentre l’intruso si dileguava rapidamente tra le quinte.

Identificato l’intruso: il blitz annunciato sui social

Le forze dell’ordine, in particolare la Digos, hanno identificato l’uomo in tempi rapidissimi: si tratta di Orazio Maurizio Musumeci, un soggetto già noto per le sue campagne provocatorie online, tra cui una petizione su Change.org che invoca apertamente la destituzione o addirittura l’impeachment del Presidente della Repubblica. Il gesto non è stato affatto casuale, bensì pianificato nei minimi dettagli. Musumeci aveva infatti annunciato il proprio piano sui social network, pubblicando video in cui millantava di poter avere un «faccia a faccia con la presidente del Consiglio». L’autore del volume, intitolato significativamente “Il tredicesimo presidente”, ha trasformato il palco del Parenti in una cassa di risonanza per le proprie tesi radicali. La falla nella sicurezza, che ha permesso a un civile di arrivare a contatto diretto con il Capo del Governo in un contesto pubblico, solleva ora inevitabili interrogativi sull’efficacia dei protocolli di protezione adottati durante la kermesse milanese. Mentre la politica locale discute le implicazioni del blitz, resta l’amaro in testa per una gestione della sicurezza che ha permesso a un provocatore solitario di monopolizzare, seppur per pochi secondi, la scena nazionale, trasformando un momento di dibattito referendario in un caso di cronaca politica imprevedibile e imbarazzante per l’organizzazione.

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