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Irene Pivetti, condannata a 4 anni per evasione fiscale e autoriciclaggio

Pubblicato: 13/03/2026 18:50

Parole durissime quelle contenute nelle motivazioni della sentenza con cui la Corte d’Appello di Milano ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione per Irene Pivetti, ex presidente della Camera dei deputati. I giudici parlano di un comportamento caratterizzato da una “elevata intensità del dolo” e da un “proposito criminoso portato avanti per lungo tempo”.

Secondo i magistrati della quarta sezione penale, l’ex esponente politica avrebbe adottato “comportamenti capziosi” con l’obiettivo di precostituirsi giustificazioni a posteriori, creando un meccanismo che le avrebbe consentito il trasferimento di ingenti somme di denaro senza mai mettere in discussione la legittimità delle proprie azioni.

La Corte sottolinea inoltre come, durante il procedimento, Pivetti avrebbe tentato “di giustificare l’ingiustificabile”, cercando escamotage per ridimensionare la portata degli illeciti contestati. Un atteggiamento che, secondo i giudici, dimostrerebbe la piena consapevolezza delle operazioni compiute.

Il processo nasce da un’inchiesta del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza coordinata dal pubblico ministero Giovanni Tarzia. Al centro dell’indagine una serie di operazioni commerciali risalenti al 2016, per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro.

In particolare, l’attenzione degli investigatori si è concentrata sulla compravendita di tre Ferrari Granturismo, operazioni che secondo l’accusa sarebbero state utilizzate come strumento per riciclare proventi derivanti da illeciti fiscali.

Già nel settembre 2024 il Tribunale di Milano aveva condannato in primo grado Irene Pivetti a quattro anni di carcere per evasione fiscale e autoriciclaggio. Secondo la ricostruzione accusatoria, l’ex presidente della Camera avrebbe partecipato a una compravendita fittizia legata alle vetture della scuderia Isolani Racing Team.

Stando agli atti processuali, l’ex politica avrebbe acquistato la scuderia per 1,2 milioni di euro, rivendendola successivamente per 10 milioni alla società cinese More & More Investment. Nella cessione sarebbero stati formalmente inclusi anche il marchio della scuderia e le tre Ferrari.

Per gli investigatori, tuttavia, le auto non sarebbero mai state realmente trasferite. Le vetture sarebbero rimaste nella disponibilità di Isolani, che in seguito avrebbe anche tentato di venderle in Spagna, rafforzando l’ipotesi di una operazione meramente strumentale.

Nel dicembre 2025 la Corte d’Appello di Milano ha quindi confermato integralmente la condanna, ritenendo già “benevolmente valutata” l’incensuratezza dell’imputata con la concessione delle attenuanti generiche. Nonostante ciò, i giudici rilevano l’assenza di resipiscenza e il tentativo di attribuire ad altri la responsabilità dei fatti. Dopo la sentenza, l’ex presidente della Camera – assistita dall’avvocato Filippo Cocco – ha annunciato ricorso in Cassazione, ribadendo la propria innocenza.

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Ultimo Aggiornamento: 13/03/2026 19:35

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