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Referendum giustizia, Nordio convinto della vittoria del sì: “Riforma condivisa con magistrati e avvocati”

Pubblicato: 16/03/2026 18:43

Il conto alla rovescia verso il referendum sulla giustizia entra nella fase finale e il ministro Carlo Nordio si dice convinto dell’esito della consultazione. Il Guardasigilli si mostra fiducioso che dalle urne arrivi un via libera alla riforma e anticipa già il metodo che il governo intende seguire dopo il voto: aprire un confronto diretto con tutti i protagonisti del sistema giudiziario.

Secondo Nordio, l’obiettivo non è sottomettere la magistratura al potere politico ma esattamente il contrario. Il ministro sostiene che la riforma punta a liberare le energie migliori della magistratura da pressioni e logiche correntizie, avviando una fase nuova di collaborazione tra istituzioni, magistrati e avvocati.

Il piano dopo la vittoria del sì

Nordio ha spiegato che il governo è pronto a muoversi immediatamente nel caso in cui il referendum sulla riforma della giustizia venga approvato. Il giorno successivo al voto, ha assicurato, verrà aperto un tavolo di confronto con magistratura, avvocatura e mondo accademico per discutere le leggi attuative della riforma.

Secondo il ministro si tratta di un passaggio fondamentale, quasi importante quanto la riforma stessa. L’obiettivo è costruire norme applicative condivise che permettano di dare concreta attuazione ai principi votati dagli elettori, evitando tensioni istituzionali e cercando una soluzione equilibrata tra tutte le componenti del sistema giudiziario.

Nordio si è detto “arcifiducioso” sull’esito della consultazione, convinto che la vittoria del sì possa aprire una stagione di cambiamento per la giustizia italiana.

Il richiamo all’Europa e le parole di Meloni

Il ministro ha respinto le accuse di chi sostiene che la riforma possa indebolire l’autonomia della magistratura. L’intenzione del governo, ha spiegato, sarebbe invece quella di rafforzare il sistema liberandolo da meccanismi interni che ne limitano l’efficienza.

Nordio ha anche richiamato una battuta della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, secondo cui chi pensa di “dare una spallata al governo votando no si ritroverebbe comunque lo stesso governo e la stessa giustizia”. Il referendum, ha insistito il Guardasigilli, non è un giudizio sull’esecutivo ma un passaggio per modernizzare il sistema giudiziario.

Secondo il ministro la riforma consentirebbe inoltre all’Italia di allinearsi agli standard europei, in particolare sul tema della separazione delle carriere, già prevista in molti paesi dell’Unione. Nordio ha ricordato che nel corso degli anni anche esponenti della sinistra avevano sostenuto proposte simili, citando figure come Massimo D’Alema, Debora Serracchiani e Roberto Speranza.

Cosa succede se vince il no

Il Guardasigilli ha chiarito che una eventuale vittoria del no non avrebbe effetti sull’esecutivo. Il governo, ha spiegato, resterebbe comunque in carica, ma il processo di riforma della giustizia subirebbe una brusca frenata.

Se invece il referendum dovesse passare, secondo Nordio sarebbe possibile portare a compimento il percorso di rinnovamento del sistema giudiziario, richiamando anche il progetto di riforma legato alla riforma Vassalli.

Il ministro ha inoltre sottolineato come, a suo giudizio, il dibattito pubblico sul referendum sia stato finora influenzato da pregiudizi e fake news, invitando i cittadini a informarsi meglio prima di recarsi alle urne.

Interventi per accelerare i processi

Nordio ha poi rivendicato le iniziative già avviate dal governo per rendere più efficiente la macchina della giustizia e ridurre i tempi dei processi. Tra le misure citate ci sono il rafforzamento degli organici dei magistrati e l’avvio di diversi concorsi pubblici.

Il ministro ha ricordato che due concorsi sono già stati conclusi e che entro la fine dell’anno dovrebbe essere colmato il fabbisogno complessivo. Inoltre sono stati stabilizzati i lavoratori degli uffici del processo e i giudici onorari, figure considerate fondamentali per il funzionamento quotidiano dei tribunali.

La speranza del ministro è che l’ultima settimana di campagna referendaria si svolga in un clima più pacato e centrato sui contenuti, come auspicato dal Presidente della Repubblica, permettendo agli elettori di valutare nel merito la riforma proposta.

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