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“Ha accoltellato suo cugino”. Il campione finisce nei guai: carriera rovinata

Pubblicato: 17/03/2026 20:17

Il mondo del calcio si trova ancora una volta a fare i conti con una vicenda di cronaca nera che scuote profondamente l’opinione pubblica e le istituzioni sportive. Un atleta di rilievo internazionale, la cui carriera sembrava destinata a palcoscenici di altissimo livello, ha deciso di rompere il silenzio dopo anni di reticenze e versioni contrastanti. La notizia, giunta nelle ultime ore del 17 marzo 2026, segna un punto di svolta drammatico in un processo d’appello che tiene con il fiato sospeso i tifosi e gli addetti ai lavori. Attraverso i suoi nuovi legali, l’imputato ha scelto di abbandonare la strategia del mutismo per ammettere finalmente le proprie responsabilità dirette in un grave episodio di violenza avvenuto ormai sei anni fa.

La confessione inaspettata di Quincy Promes

L’ex calciatore olandese Quincy Promes, oggi trentaquattrenne, si è presentato spontaneamente davanti al Tribunale di Amsterdam per fornire la sua versione definitiva sui fatti risalenti al luglio del 2020. L’atleta ha ammesso ufficialmente di aver ferito il proprio cugino con un coltello durante una festa di famiglia ad Abcoude. Si tratta di una virata radicale rispetto alla linea difensiva tenuta nel corso del primo grado, dove l’attaccante era stato condannato a diciotto mesi di carcere. Promes ha spiegato che la sua precedente scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere era dettata da una totale mancanza di fiducia nel sistema giudiziario, sentendosi già condannato dall’opinione pubblica prima ancora che dai giudici.

Secondo quanto emerso dalle nuove deposizioni, il violento alterco sarebbe scoppiato a causa di alcuni gioielli di famiglia che, secondo l’accusa mossa dal calciatore, sarebbero stati sottratti proprio dal cugino. La discussione è degenerata rapidamente in una colluttazione fisica durante la quale Promes avrebbe colpito il parente con un coltellino tascabile. La difesa cerca ora di inquadrare l’azione all’interno di un contesto di legittima difesa e di un forte stato di alterazione mentale. Gli avvocati Gert-Jan e Carry Knoops sostengono che la rabbia del momento, unita al timore per la propria incolumità, abbia spinto l’atleta a un gesto estremo che non faceva parte della sua condotta abituale.

Il cambiamento di strategia non è solo una mossa legale ma sembra derivare da un profondo malessere interiore. Quincy Promes ha dichiarato di essere attualmente sotto supporto psicologico per elaborare il trauma della detenzione e la pressione mediatica subita negli ultimi anni. Durante il periodo trascorso a Dubai, il calciatore ha riferito di aver subito interrogatori estenuanti su vicende a lui estranee e di essere rimasto profondamente turbato dalle notizie riguardanti i maltrattamenti subiti da altri detenuti. Questo clima di paura avrebbe alimentato la sua iniziale chiusura, convincendolo che ogni sua parola sarebbe stata distorta o utilizzata contro di lui per etichettarlo definitivamente come un criminale.

Un quadro giudiziario estremamente complesso

Nonostante l’ammissione di colpa per l’accoltellamento possa apparire come un passo verso la risoluzione, la situazione legale di Promes resta critica. L’atleta deve infatti affrontare una condanna ancora più pesante, pari a sei anni di reclusione, legata al traffico internazionale di stupefacenti. Nello specifico, si parla del coinvolgimento nell’importazione di circa milletrecento chili di cocaina. Mentre per l’aggressione al cugino i fatti sembrano ormai accertati dalla confessione, per l’accusa di narcotraffico i suoi legali continuano a professare la sua totale estraneità. L’udienza d’appello per quest’ultima vicenda è fissata tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre, rappresentando l’ultimo ostacolo per il futuro dell’ex stella del calcio europeo.

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