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Schlein al Tg1: “No a basi e navi italiane a Hormuz”. Poi l’appello sul referendum

Pubblicato: 17/03/2026 21:27

La segretaria del Partito democratico Elly Schlein interviene sul conflitto in Medio Oriente e sul referendum sulla giustizia, chiedendo al governo una posizione netta sul coinvolgimento dell’Italia e rilanciando le priorità del centrosinistra.

“No a basi italiane e navi nello Stretto di Hormuz”

Nel corso di un’intervista al Tg1, Schlein ha criticato duramente l’attuale scenario internazionale, parlando di una “guerra illegale” che sta già avendo ripercussioni economiche sui cittadini italiani.

Secondo la leader dem, il conflitto comporta un aumento dei costi pari a 17 milioni di euro al giorno solo per il carburante, con ulteriori 10 milioni di entrate fiscali per lo Stato. Risorse che, a suo avviso, dovrebbero essere restituite agli italiani attraverso una riduzione delle accise.

Schlein ha poi chiesto al governo di assumere una linea chiara: dire a Donald Trump e Benjamin Netanyahu di fermarsi, e allo stesso tempo escludere qualsiasi coinvolgimento diretto dell’Italia.

In particolare, ha sollecitato l’esecutivo a dichiarare fin da subito che non autorizzerà l’utilizzo delle basi italiane e che non invierà navi nello Stretto di Hormuz, per evitare che il Paese venga trascinato nel conflitto.

Le priorità del centrosinistra

Guardando al quadro politico interno, Schlein ha ribadito che, in caso di vittoria del Sì al referendum, il centrosinistra continuerà a lavorare su una proposta alternativa fondata sui temi sociali ed economici.

Tra le priorità indicate: il salario minimo, per contrastare i bassi livelli retributivi, il congedo paritario con cinque mesi retribuiti al 100% per entrambi i genitori e un rafforzamento della sanità pubblica, con maggiori risorse per ridurre le liste d’attesa e assumere personale.

L’appello sul referendum

Sul referendum sulla giustizia, la segretaria del Pd ha espresso una posizione chiara: “Spero che vinca il no”.

Secondo Schlein, la riforma in discussione sarebbe “sbagliata e dannosa per i diritti dei cittadini”, sottolineando che il sistema giudiziario può essere migliorato, ma non attraverso interventi che rischiano di mettere i giudici sotto il controllo del governo.

Una presa di posizione che conferma la linea del Partito democratico in vista del voto e che si inserisce nel più ampio confronto politico sul futuro della giustizia in Italia.

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