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“Tenete soldi contanti in casa”: perché due banche centrali europee invitano a farlo e quanto mettere da parte

Pubblicato: 18/03/2026 16:05
Bancomat e prelievo di contanti: l’avviso di alcune banche centrali europee

Alcune banche centrali europee hanno diffuso nelle ultime settimane un messaggio che ha acceso discussioni e preoccupazioni: tenere una piccola scorta di contanti in casa. L’indicazione, rilanciata rapidamente anche online, ha spinto molti cittadini a chiedersi che cosa ci sia dietro questo consiglio e se esista un rischio concreto.

In un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni, la reazione è comprensibile. Ma gli istituti che hanno parlato finora collegano l’invito soprattutto a un tema specifico: la continuità dei pagamenti e l’accesso al denaro in caso di problemi temporanei alle infrastrutture digitali.

Le cifre indicate: da 200 a 500 euro, o 170 euro a persona

La Banca centrale dei Paesi Bassi ha suggerito di mantenere una riserva di contante compresa tra i 200 e i 500 euro. Un importo pensato per affrontare spese essenziali in caso di disservizi.

La Riksbank svedese, invece, raccomanda circa 170 euro per persona, una cifra che secondo l’istituto dovrebbe essere sufficiente a coprire le necessità di una settimana.

In Italia nessuna indicazione, ma in Europa crescono i prelievi

In Italia, almeno per ora, non risultano indicazioni analoghe da parte delle autorità. Tuttavia, in diversi Paesi europei si registra un aumento dei prelievi di contante: un segnale che l’attenzione sul tema sta salendo, anche per effetto degli avvisi diffusi all’estero.

Il punto centrale, comunque, non è un ritorno generalizzato al contante, ma la possibilità di avere una piccola “rete di sicurezza” in caso di imprevisti che rendano difficile usare carte o servizi bancari online per un periodo limitato.

Sportelli bancari e accesso al contante: la raccomandazione di tenere una riserva in casa

La motivazione ufficiale indicata dietro questi avvisi riguarda l’incertezza legata ai recenti attacchi informatici. Dall’inizio del conflitto in Ucraina, gruppi di hacker hanno preso di mira siti istituzionali e bancari in vari Paesi europei, inclusa l’Italia.

Come riportato da Alessandro Nuzzo su Money.it, l’ultimo attacco in Italia è stato rivendicato dal gruppo filorusso NoName057 tramite Telegram, lo stesso gruppo che in precedenza aveva colpito siti di banche e aziende di trasporto. La preoccupazione è che futuri attacchi possano compromettere l’accesso ai conti correnti, spingendo le persone a dotarsi di una riserva di contante.

Il nodo cyberattacchi: cosa temono le banche centrali

Il messaggio, in sostanza, è legato alla possibilità che un attacco informatico renda temporaneamente inaccessibili alcuni servizi. L’avviso sottolinea che, in caso di attacchi hacker, le infrastrutture potrebbero diventare indisponibili, impedendo per un periodo limitato operazioni bancarie e prelievi.

È uno scenario che, secondo quanto ricostruito, si è già verificato in passato. Viene citato l’esempio della Polonia, dove il gruppo hacker russo NoName ha attaccato la Borsa e le pagine di accesso di diverse banche, tra cui Raiffeisen Bank, BOŚ Bank e PZU.

Hacker e rischio cyber: l’allarme per possibili disservizi bancari

Accanto alla spiegazione ufficiale, c’è anche chi ipotizza che la minaccia degli attacchi informatici possa essere una “copertura” per timori più gravi. Ma, nei comunicati e nelle raccomandazioni riportate, il focus resta la resilienza dei sistemi e la prudenza in caso di blocchi improvvisi dei servizi digitali.

Come conclude Nuzzo: “Disporre di una riserva di contante può essere dunque un elemento chiave della propria strategia di protezione economica”. Un invito che, nelle intenzioni, mira a garantire continuità nelle spese quotidiane, più che ad alimentare allarmi.

Parole chiave e contesto: contanti, banche centrali e sicurezza

In sintesi, gli avvisi di alcune banche centrali europee non indicano un’emergenza imminente, ma un suggerimento pratico legato al rischio di attacchi informatici e a possibili disservizi: tenere una piccola riserva di soldi contanti in casa per coprire bisogni essenziali nel breve periodo.

Il quadro, per ora, resta quello di una raccomandazione cautelativa. E in Italia non ci sono indicazioni ufficiali analoghe, anche se il tema della sicurezza digitale e della tenuta delle infrastrutture di pagamento continua a essere osservato con attenzione.

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