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“A mia insaputa!”. Ristorante con la figlia del mafioso? Delmastro rompe il silenzio

Pubblicato: 19/03/2026 08:30

Una partecipazione societaria, un ristorante nella Capitale e una serie di passaggi di quote che sollevano interrogativi. È il caso che coinvolge il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove, finito al centro delle polemiche per la sua presenza in una società insieme a una giovane imprenditrice, figlia di un uomo poi condannato in via definitiva per reati legati alla criminalità organizzata.

La vicenda, emersa nelle ultime ore, ruota attorno alla gestione di un’attività di ristorazione e alle dinamiche interne di una società che, nel tempo, ha visto modifiche rilevanti nella composizione delle quote. Al centro, la difesa del sottosegretario che sostiene di aver agito “a sua insaputa”, rivendicando una scelta successiva dettata da rigore etico.
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La società e il ristorante al centro del caso

Il punto di partenza è una società attiva nel settore della ristorazione, con sede legale a Biella ma operativa a Roma, dove gestisce una bisteccheria in zona Tuscolana. Tra i soci figuravano esponenti politici locali e lo stesso Delmastro, con una quota iniziale significativa.

Elemento chiave della vicenda è la presenza, come socia di maggioranza e amministratrice, di una giovane imprenditrice romana, risultata non indagata né imputata. Tuttavia, il legame familiare con Mauro Caroccia, successivamente condannato per associazione mafiosa in relazione al clan guidato da Michele Senese, ha acceso i riflettori sull’intera operazione.

Secondo quanto ricostruito, la società nasce in un momento in cui le vicende giudiziarie legate al padre della socia non erano ancora definite in via definitiva. Solo in seguito, con il consolidarsi delle sentenze, emergono le criticità che portano a una serie di dismissioni.

Il passaggio delle quote e le tempistiche

Uno degli aspetti più discussi riguarda la gestione delle quote societarie. In una prima fase, il sottosegretario cede la propria partecipazione a una società immobiliare interamente riconducibile a sé stesso. Successivamente, quella stessa quota viene trasferita a terzi.

Le tempistiche di queste operazioni coincidono con sviluppi giudiziari rilevanti: la condanna definitiva di Mauro Caroccia arriva pochi giorni prima dell’uscita definitiva di Delmastro dalla compagine societaria. Una sequenza che alimenta interrogativi sulla reale tempistica della presa di distanza.

Il sottosegretario ha dichiarato di aver lasciato la società non appena venuto a conoscenza dei legami familiari della socia. Tuttavia, la cronologia delle cessioni appare più articolata, con passaggi intermedi che complicano la ricostruzione.

Le verifiche e le ombre sulla trasparenza

Ulteriore elemento di criticità riguarda gli obblighi di trasparenza. Secondo quanto emerso, la partecipazione nella società non risulterebbe tra quelle dichiarate nella documentazione ufficiale depositata alla Camera dei deputati.

Un dettaglio che apre un fronte parallelo rispetto alla vicenda principale, legato alla correttezza delle comunicazioni patrimoniali da parte dei rappresentanti istituzionali.

Intanto, resta da chiarire anche la genesi dell’iniziativa imprenditoriale: la decisione di un gruppo di politici piemontesi di investire in un ristorante a Roma rappresenta un aspetto che continua a sollevare perplessità.

La reazione politica e il caso interno a Fratelli d’Italia

La vicenda ha avuto immediate ripercussioni politiche. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni sarebbe stata informata della situazione già nelle settimane precedenti e, secondo diverse ricostruzioni, avrebbe reagito con forte irritazione.

All’interno di Fratelli d’Italia il caso viene considerato delicato, anche per le implicazioni legate all’immagine del partito e alla posizione istituzionale del sottosegretario alla Giustizia.

Il tema centrale resta quello dell’opportunità politica e della gestione dei rapporti societari in contesti potenzialmente esposti a rischi reputazionali. In attesa di ulteriori chiarimenti, la vicenda continua ad alimentare il confronto pubblico, tra richieste di trasparenza e difese basate sulla buona fede.

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