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Domenico morto, nuova svolta nell’inchiesta al Monaldi: foto e video del bimbo in sala operatoria nei cellulari

Pubblicato: 19/03/2026 12:44

Nuovi sviluppi nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto dopo un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. La Procura di Napoli concentra ora l’attenzione su un cellulare sequestrato e su una testimonianza chiave che potrebbe mettere in discussione la ricostruzione ufficiale dell’intervento del 23 dicembre.

Il dispositivo appartiene a un’operatrice sanitaria non indagata e sarà sottoposto a copia forense il 26 marzo. Secondo gli inquirenti, potrebbe contenere foto e video realizzati durante l’operazione, elementi utili a ricostruire con precisione la sequenza temporale del trapianto.

Il punto di svolta arriva dalle dichiarazioni di un’infermiera di sala operatoria, sentita dal pm Giuseppe Tittaferrante. Nel verbale, la donna ha riferito: «Circa dieci minuti dopo il clampaggio, il cuore è arrivato in sala operatoria all’interno del contenitore chiuso». Un dettaglio ritenuto cruciale, anche perché – ha spiegato – alcune colleghe stavano monitorando l’orario per realizzare un video dell’arrivo dell’organo.

Secondo la testimone, il contenitore con il cuore proveniente da Bolzano sarebbe stato aperto solo diversi minuti dopo l’arrivo. Nel frattempo, l’équipe chirurgica avrebbe già avviato la cardiectomia, arrivando a svuotare il torace del bambino prima della disponibilità del nuovo organo.

«Posso affermare che Oppido stava ultimando la cardiectomia quando il contenitore non era stato ancora aperto», ha dichiarato l’infermiera, aggiungendo: «Nella mia esperienza è la prima volta che vedevo un torace “vuoto”».

Gli inquirenti ipotizzano un possibile errore di sincronizzazione tra le fasi dell’intervento. In particolare, si sospetta che la cartella clinica sia stata modificata per far risultare alcune procedure – come l’avvio della circolazione extracorporea e l’incanalamento dell’aorta – come contemporanee all’arrivo del nuovo cuore, mentre sarebbero state in realtà anticipate.

Nel registro degli indagati figurano sette persone, tra cui il cardiochirurgo Guido Oppido e la collega Emma Bergonzoni, già accusati di omicidio colposo e ora anche di falso.

I due medici saranno sottoposti a interrogatorio il 31 marzo. Nel frattempo, la difesa di Oppido respinge le accuse, sostenendo che si baserebbero su ricordi e non su elementi oggettivi.

Le indagini, condotte dalla Procura e dai carabinieri del Nas, puntano ora a chiarire con esattezza la dinamica dell’intervento e le eventuali responsabilità nella morte del piccolo.

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