Vai al contenuto

Primarie centrosinistra, Romano Prodi e la teoria del complotto sul Pd: “Manovrate da elementi esterni”

Pubblicato: 19/03/2026 12:28

Il centrosinistra italiano potrebbe trovarsi davanti a una vera e propria implosione sulle primarie. L’allarme arriva da Romano Prodi, storico leader progressista e padre nobile del Partito democratico, che ha messo in guardia sullo stato attuale di questo strumento di scelta della leadership all’interno della coalizione. Prodi, due volte presidente del Consiglio tra gli anni Novanta e Duemila, ha sottolineato come le primarie siano cambiate rispetto al passato, diventando spesso terreno di manovre mediatiche e di correnti interne, piuttosto che espressione diretta del popolo.
Leggi anche: Pd, il piano per sostituire Schlein: da Prodi e Bettini, chi lavora all’alternativa

Il quadro politico si complica in vista della volata elettorale per il referendum sulla giustizia, che ha momentaneamente riallineato figure come Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli. Nonostante l’attenzione mediatica resti alta su questo fronte, all’interno del cosiddetto campo largo cresce la preoccupazione per il “day after”, ovvero il momento in cui i leader torneranno a confrontarsi sui ruoli e sulla guida della coalizione in vista delle elezioni politiche 2027.

Il giudizio di Prodi sulle primarie

Secondo Prodi, le primarie hanno perso parte della loro funzione originaria. “Le primarie sono diventate un po’ un problema manovrato da tanti elementi esterni, per cui hanno perso il carattere che avevano un tempo – ha spiegato in collegamento con Omnibus su La7 –, sono diventati più giochi di correnti e di media che non una vera espressione di popolo”.

L’ex presidente del Consiglio ha ricordato l’esperienza dell’Ulivo, quando mesi di lavoro con migliaia di persone avevano costruito una base condivisa e partecipata. Secondo Prodi, senza una piattaforma comune che coinvolga la base elettorale, le primarie rischiano oggi di diventare “un inutile sforzo di Palazzo, incapace di sciogliere i nodi e, soprattutto, di coinvolgere gli elettori”.

Schlein e il futuro della coalizione

Nel contesto attuale, Elly Schlein si è dichiarata disponibile a utilizzare le primarie come strumento per definire la leadership, consapevole però che la possibile riforma elettorale potrebbe destabilizzare equilibri e gerarchie interne. La leader del Partito democratico sembra così rafforzare la propria posizione al Nazareno, ma al tempo stesso si allontana da quella che un tempo era la base del partito, creando tensioni tra i diversi correnti del centrosinistra.

Secondo La Stampa, le riflessioni di Prodi evidenziano un rischio concreto: “senza la base di una piattaforma comune, le primarie per scegliere chi dovrà rappresentare un progetto che ancora non è condiviso rischiano di essere un inutile sforzo di Palazzo”. La critica di Prodi non è rivolta a singoli leader, ma al metodo stesso, invitando a un ripensamento delle regole delle primarie e delle loro conseguenze politiche.

Le sfide verso il 2027

Il centrosinistra si trova oggi a un bivio. Da un lato c’è la necessità di consolidare un progetto politico unitario, dall’altro la pressione elettorale e mediatica rischia di amplificare le divisioni interne. Le primarie, se organizzate senza criteri chiari e senza il coinvolgimento attivo degli elettori, potrebbero diventare solo un teatro di scontri tra correnti, incapace di produrre un consenso reale e duraturo.

Il messaggio di Romano Prodi è chiaro: occorre ripensare il metodo delle primarie, rafforzare la base democratica del partito e costruire un progetto condiviso, altrimenti il rischio è che il centrosinistra arrivi al 2027 diviso e senza una leadership credibile. La partita interna al Partito democratico e al campo largo, dunque, non riguarda solo la scelta del leader, ma la capacità stessa di presentare agli elettori un progetto politico coeso e credibile.

Il dibattito sulle primarie rimane aperto, tra la necessità di rinnovamento, la gestione delle correnti interne e la pressione della scena politica nazionale, con Prodi che funge da monito per chi teme che le regole attuali possano compromettere l’unità e l’efficacia della coalizione progressista.

Il centrosinistra, insomma, è chiamato a decidere se trasformare le primarie in uno strumento di partecipazione reale o lasciarle ridurre a uno scontro tra correnti, con il rischio concreto di un’implosione interna prima ancora di affrontare il confronto elettorale.

Continua a leggere su TheSocialPost.it

Hai scelto di non accettare i cookie

Tuttavia, la pubblicità mirata è un modo per sostenere il lavoro della nostra redazione, che si impegna a fornirvi ogni giorno informazioni di qualità. Accettando i cookie, sarai in grado di accedere ai contenuti e alle funzioni gratuite offerte dal nostro sito.

oppure