
Il celebre cantautore Vasco Rossi ha scelto l’anniversario dell’uscita del suo singolo “C’è chi dice no” per esprimere la propria posizione sul prossimo referendum sulla Giustizia. Il brano, pubblicato il 19 marzo 1987, rimane un simbolo della sua carriera e oggi si lega idealmente al voto del 22 e 23 marzo.
Vasco Rossi, ricordando il successo del singolo, sottolinea l’impatto del pezzo: «Supera il milione di copie vendute e gli 800.000 spettatori in un lunghissimo tour in palasport e stadi». Il cantante fa riferimento anche al tour che segnò l’ultimo lavoro con la Steve Rogers Band prima della separazione.
Il post condiviso sui social include un passaggio del brano che, rileggendolo a ridosso del referendum, assume un significato quasi simbolico. Alcuni fan lo interpretano come un invito a partecipare e a esprimere una preferenza consapevole.

Tra i commenti, molti spettatori mostrano apprezzamento per l’auspicio del Komandante: «Ottimo auspicio per il 22/23 marzo», scrive un fan, evidenziando come la musica possa accompagnare anche momenti civici importanti.
Il passaggio del brano citato da Vasco Rossi recita: «C’è qualcosa… che non va in questo “cielo”. C’è qualcuno… che non sa più che “ore sono”!» Un testo che invita alla riflessione e alla presa di coscienza.
Prosegue poi il verso: «C’è chi dice qua c’è chi dice là, io…non mi muovo! C’è chi dice là c’è chi dice qua, io non ci sono!». Le parole sembrano richiamare alla libertà di scelta, tema centrale anche nel contesto del referendum.
L’attenzione mediatica attorno al post di Vasco Rossi evidenzia quanto la musica possa essere un mezzo per sensibilizzare il pubblico su temi civici, coinvolgendo sia giovani che adulti nella discussione sul voto.
La posizione del cantante non è un appello diretto al voto, ma più un invito a riflettere e a esercitare il diritto di cittadinanza in modo consapevole, interpretando il brano come un monito a non restare indifferenti.
In vista del referendum, il messaggio di Vasco Rossi si inserisce in un clima di partecipazione e dibattito, dimostrando come arte e politica possano dialogare, anche attraverso un classico della musica italiana come “C’è chi dice no”.


