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Crosetto: “Rischio di terrorismo dalle cellule dormienti iraniane” 

Pubblicato: 19/03/2026 10:22

Il quadro della sicurezza internazionale si fa sempre più opaco e la posizione dell’Italia in questo scacchiere incandescente richiede una vigilanza estrema. A delineare i contorni del rischio è stato il ministro della Difesa Guido Crosetto, intervenuto ai microfoni di Rtl 102.5. Sebbene attacchi diretti al nostro territorio da parte dell’Iran o di proxies come Hezbollah non siano attualmente considerati un’ipotesi probabile, il vero spettro che agita i palazzi del potere è quello del terrorismo. Secondo le analisi del comparto sicurezza, esisterebbero centinaia di «cellule dormienti iraniane» sparse a livello globale: individui dall’apparenza insospettabile, ma pronti a essere attivati per compiere attentati, anche a costo della propria vita. Si tratta di una rete silente, strutturata da anni, che rappresenta la vera minaccia asimmetrica per i Paesi non direttamente coinvolti nel conflitto.

La strategia del caos e il ricatto di Hormuz

La lettura del conflitto mediorientale si complica ulteriormente guardando alle reazioni di Teheran. «Ho l’impressione che questa crisi non finirà nelle prossime settimane, il problema è che non acceleri e diventi più grande», ha avvertito il ministro, sottolineando come la strategia iraniana sia quella di «scatenare il caos» in risposta ai tentativi di pressione esterna. La complessità del momento è figlia anche di una valutazione, forse parziale, da parte degli Stati Uniti, che inizialmente ritenevano sufficiente decapitare i vertici del regime per innescare un cambio di leadership.

In questo contesto, la difesa delle rotte commerciali diventa vitale. In una recente intervista al Foglio, Crosetto ha ribadito che la stabilità internazionale non può restare ostaggio delle provocazioni di Teheran. L’Italia, infatti, non intende fare passi indietro sulla protezione del transito marittimo nello stretto di Hormuz, un punto nevralgico da cui dipende una fetta decisiva della sicurezza e dell’economia globale. «Non si può lasciare che la stabilità della regione dipenda dal ricatto del regime iraniano», ha dichiarato con fermezza, invocando una risposta che non sia solitaria ma «larga, credibile, condivisa», capace di coinvolgere il maggior numero possibile di attori internazionali per evitare un effetto domino catastrofico sui prezzi dell’energia e sulla tenuta dell’intero Indo-Pacifico.

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