
Il caso del boschetto di Rogoredo segna un nuovo capitolo giudiziario che stringe le maglie attorno alla posizione del poliziotto del commissariato Mecenate. I giudici del Riesame di Milano hanno infatti sciolto la riserva, confermando la custodia cautelare in carcere per Carmelo Cinturrino. L’agente era stato arrestato con l’accusa pesantissima di omicidio volontario in relazione alla morte di Abderrahim Mansouri, il giovane rimasto ucciso durante un’operazione di controllo lo scorso 26 gennaio in una delle aree più sensibili del capoluogo lombardo. La decisione, trapelata da fonti qualificate, respinge dunque la linea della difesa che, nell’udienza di martedì scorso, aveva tentato la strada di una misura meno afflittiva richiedendo la concessione dei domiciliari.
La distanza del colpo e i nodi dell’inchiesta
Al centro del dibattimento restano i dettagli balistici di quel tragico pomeriggio di gennaio, quando un servizio anti spaccio si è trasformato in un dramma. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la vittima sarebbe stata raggiunta da «un colpo di pistola – sparato a una distanza di oltre 30 metri». È proprio questa distanza, unita alla dinamica dell’intervento nel cuore del boschetto di Rogoredo, a rappresentare il punto di rottura tra la tesi difensiva e quella dell’accusa. Mentre i legali di Cinturrino puntano a dimostrare una diversa configurazione del fatto, i magistrati hanno ritenuto che le esigenze cautelari siano ancora attuali e che la gravità del reato contestato giustifichi la permanenza dell’agente in cella.
La vicenda continua a sollevare interrogativi sulle modalità d’intervento in zone ad alta tensione criminale. Mansouri è caduto sotto il fuoco di un servitore dello Stato in un contesto di estremo degrado, dove le pattuglie del commissariato Mecenate operano quotidianamente. Tuttavia, la precisione e la gittata del proiettile esploso dall’arma d’ordinanza di Carmelo Cinturrino hanno convinto i giudici del Riesame che non vi fossero i presupposti per una scarcerazione, nemmeno sotto forma di arresti in casa. Il verdetto di oggi congela la situazione in attesa che i rilievi scientifici e le perizie balistiche possano fare piena luce su quei secondi concitati tra gli alberi di Rogoredo, definendo se si sia trattato di un tragico errore di valutazione o di un gesto volontario.

