
È morto Paolo Cirino Pomicino, figura centrale della Democrazia Cristiana e protagonista della politica italiana tra gli anni Settanta e Novanta. Aveva 86 anni ed era conosciuto anche con il soprannome di “’o Ministro”, simbolo di una stagione politica ormai consegnata alla storia.
Dalla medicina alla politica: l’ascesa nella Dc
Nato a Napoli nel 1939, laureato in medicina e specializzato in neurologia, Pomicino intraprende inizialmente la carriera sanitaria prima di dedicarsi alla politica.
Entra nella Democrazia Cristiana negli anni Settanta, diventando prima consigliere e assessore comunale a Napoli e poi uno degli esponenti più influenti della corrente legata a Giulio Andreotti.
Eletto più volte alla Camera dei deputati dal 1976 al 1994, assume un ruolo centrale nelle dinamiche parlamentari, arrivando a presiedere la Commissione Bilancio, incarico strategico nella gestione della spesa pubblica.
Gli incarichi di governo e il ruolo nel sistema di potere
Il punto più alto della sua carriera arriva tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, quando entra nei governi guidati da Ciriaco De Mita e Giulio Andreotti.
Ricopre prima il ruolo di ministro della Funzione pubblica e poi quello di ministro del Bilancio e della Programmazione economica, diventando uno degli uomini più influenti dell’esecutivo.
In quegli anni è parte del cosiddetto asse politico tra Dc e Psi, che ha segnato profondamente la fase finale della Prima Repubblica e gli equilibri di governo.
Tangentopoli e gli anni successivi
La sua carriera viene travolta dalle inchieste di Tangentopoli negli anni Novanta. Pomicino viene coinvolto nello scandalo Enimont e condannato per finanziamento illecito ai partiti, segnando una battuta d’arresto nella sua attività politica.
Negli anni successivi torna comunque sulla scena pubblica, partecipando al dibattito politico e ricoprendo anche incarichi a livello europeo, mantenendo un ruolo attivo come opinionista e commentatore.
Un protagonista della politica italiana
Pomicino è stato una figura centrale e controversa, capace di rappresentare il potere e le contraddizioni della Prima Repubblica. Abile politico e uomo di governo, ha attraversato alcune delle fasi più delicate della storia istituzionale italiana.
Con la sua scomparsa si chiude un capitolo importante della politica nazionale, legato a una classe dirigente che ha segnato per decenni il Paese.


