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Referendum, l’analisi degli scommettitori prima della chiusura delle urne

Pubblicato: 23/03/2026 13:00

Il referendum sulla giustizia del 2026 si presenta come uno dei passaggi più delicati degli ultimi anni per il sistema istituzionale italiano. Al centro del voto c’è una riforma dell’ordinamento giudiziario che punta a ridefinire equilibri, responsabilità e funzionamento della magistratura. Una consultazione che ha acceso il dibattito pubblico, coinvolgendo partiti, giuristi e cittadini, chiamati a esprimersi su un tema percepito da molti come tecnico ma dalle ricadute profonde sulla vita democratica.
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Le ragioni del ruotano attorno alla necessità di modernizzare la giustizia, ridurre i tempi dei processi e introdurre meccanismi che, secondo i sostenitori della riforma, garantirebbero maggiore efficienza e trasparenza.

Referendum, dalle 15 via allo spoglio

Sul fronte opposto, i sostenitori del No temono invece un indebolimento dell’indipendenza della magistratura e denunciano il rischio di interferenze politiche. Due visioni contrapposte che hanno alimentato una campagna elettorale intensa e spesso polarizzata. La prima giornata di voto referendario dà una sola certezza: alla luce dell’affluenza di ieri e dei precedenti, la percentuale finale di votanti al quesito sulla riforma dell’ordinamento giudiziario supererà la metà degli aventi diritto, per risultare molto vicina o sopra al 60%.

Uno scenario che alla vigilia era considerato improbabile e ritenuto favorevole per la vittoria del . E questo per la solita storia degli elettori dei partiti di centrodestra che sarebbero politicamente un po’ più difficili da motivare di quelli di sinistra, ma quando si mobilitano fanno la differenza.

Un’ipotesi che ora dovrà essere messa alla prova. In nessuno dei due fronti, ieri sera, ci si sbilanciava. Perché non conta solo quanti italiani vanno ai seggi, ma anche chi sono coloro che lo fanno. Alle ore 23 i dati del Viminale indicavano che aveva votato il 45,9% degli aventi diritto, un dato già di per sé significativo e capace di rimescolare le previsioni della vigilia.

Anche il referendum costituzionale del 2020 si tenne in due giorni, e pure quella volta non era necessario il quorum. Allora, alle 23 della domenica, gli elettori che avevano inserito la scheda nell’urna furono il 39,4%, e alla fine il quesito risultò votato da poco più del 51% degli aventi diritto. È probabile, quindi, che oggi, alle 15, siano andati ai seggi almeno sei elettori su dieci.

Una buona notizia, commenta Matteo Salvini. “Ottima affluenza dai primi dati. Partecipare è fondamentale”. La sinistra, però, trova ragioni di ottimismo nei numeri di alcune regioni. La regione che ha segnato la percentuale più alta di votanti nella prima giornata è l’Emilia-Romagna, con il 53,5%. In fondo alla classifica ci sono Sicilia (35%) e Calabria (35,7%), amministrate dal centrodestra.

Presenze ai seggi molto più alte della media nazionale anche nella rossa Toscana, con il 52,5%, mentre la terza regione per affluenza è la Lombardia, con il 51,7%. Dove il comune di Milano è un po’ più in alto della media regionale, arrivando al 54,6%. Numeri che raccontano una partecipazione trasversale e rendono difficile ogni previsione.

Mentre a destra si guarda con soddisfazione l’alta partecipazione registrata in Veneto, con il 50,5% degli elettori che ha messo il timbro sulla tessera. Per orientarsi in questa “nebbia di guerra”, gli stessi esponenti dei comitati referendari e dei partiti chiedono certezze agli istituti incaricati dei sondaggi e degli exit poll, senza ottenerne.

Tutti guardano a Polymarket, piattaforma statunitense di “mercato predittivo” in cui chiunque può scommettere su un evento, e le quote riflettono la probabilità percepita dagli scommettitori. Qui, da mesi, si può scommettere sulla domanda “Il referendum sulla giustizia in Italia sarà approvato?”. La curva delle probabilità di vittoria del ieri ha avuto l’andamento delle montagne russe, tra un minimo del 36% e un massimo del 67%, per poi stabilizzarsi attorno al 57% in serata.

Ma anche queste indicazioni restano fragili. Per avere certezze serviranno i numeri veri, quelli che usciranno dalle urne. E nulla esclude che l’esito resti sospeso fino agli scrutini degli ultimi seggi, trasformando questo referendum in una vera battaglia giocata voto su voto.

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