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Il Centrosinistra e la vittoria del “No”: festa breve, ego lunghi

Pubblicato: 23/03/2026 17:20

La scena è quasi surreale, ma perfettamente coerente con la storia recente del centrosinistra italiano: vince un referendum pesante, incassa un successo politico che poteva essere la base per ripartire, e nel giro di poche ore torna a fare ciò che gli riesce meglio, cioè dividersi. Il risultato è chiaro, il segnale anche: il governo è stato fermato su un terreno simbolico e strategico. Ma invece di capitalizzare, il cosiddetto “campo largo” sembra già avvitarsi nelle sue contraddizioni.

Festa breve, ego lunghi

Non c’è nemmeno il tempo di metabolizzare il risultato che arrivano le prime uscite. Maurizio Landini parla di “nuova primavera”, evocando una stagione di mobilitazione e rilancio sociale. Matteo Renzi, invece, non perde l’occasione per ricordare che lui, dopo aver perso un referendum, si dimise: una stoccata che è insieme memoria autobiografica e messaggio politico. Giuseppe Conte parla di primarie mentre Elly Schlein e i maggiorenti Pd prendono tempo, rinviano, preparano interventi più strutturati. Ma il copione è già scritto.

Perché il problema non è cosa diranno, ma come e contro chi lo diranno. Il centrosinistra ha vinto, sì, ma non ha ancora deciso cosa fare di questa vittoria. E soprattutto, non ha ancora deciso chi deve guidarla.

Un assist sprecato?

Il paradosso è evidente: Meloni, con un referendum che si è trasformato in un boomerang, ha consegnato all’opposizione un’occasione irripetibile. Un successo netto, leggibile, politicamente spendibile. Un punto di ripartenza che, in teoria, avrebbe dovuto avviare una fase nuova, magari persino una prova di maturità.

E invece il rischio è che tutto si disperda nella solita dinamica da condominio litigioso. Ognuno rivendica un pezzo di vittoria, nessuno sembra disposto a cederne la gestione. Il risultato? Una coalizione che, pur ringalluzzita, continua a muoversi senza una direzione condivisa, incapace di trasformare un successo tattico in una strategia politica.

Se il “campo largo” non riesce a sfruttare un assist così evidente, difficilmente lo farà quando la partita tornerà a giocarsi davvero, cioè alle elezioni politiche. Perché vincere un referendum è una cosa. Costruire un’alternativa di governo è un’altra storia.

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