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Perché Trump ha attaccato l’Iran? L’ipotesi – fragile – del complotto contro l’Occidente

Pubblicato: 23/03/2026 14:25

La realtà geopolitica mondiale si dibatte tra narrazione, supportata dall’AI, e verità, con quest’ultima inafferrabile. Perché Donald Trump ha attaccato l’Iran?

Il suo apparato di sicurezza lo sconsigliava in tal senso, lo faceva il Pentagono, la CIA, l’antiterrorismo. Alcuni si sono allontanati, se non dimessi, dall’inner circle che lo circonda, come ogni “Tiranno” dell’occidente, da Pericle a Gelone da Siracusa, fino ai giorni nostri. 

E allora se non c’è convenienza, tutt’altro, perché lo fa, disperata ragazza mia, cantava Marco Masini.  Alcuni sostengono la linea della pazzia, più che della corda pazza, e moltissimi si stanno cimentando in profili clinici, tic articolari, sguardo ormai disperso, affabulazione neurologica, confusione mentale. Certo l’idea di avere un uomo della terza età,  con eventuali disturbi clinici, che porta con lui a letto la valigetta con i codici di lancio nucleari non è molto rassicurante, diciamo che il mondo keep calm non può stare. 

Un’altra teoria, che si basa sulla sua vicenda personale e professionale, è  quella più basica del “follow the money”. Per questa teoria lui è solo un furbo speculatore, che fa ingrassare il suo patrimonio, e quello di altri sodali potenti, perché non è fesso, con insider trading, informazioni riservate. E chi ne ha più di un Presidente degli Stati Uniti? Vuoi speculare sul prezzo del petrolio? Lui sa come e quando. Basta avvertire per tempo gli agenti di borsa giusti ed il gioco è fatto. Tra due giorni attacco l’Iran. Zitto e Mosca, altra narrazione.  Attenzione è pure difficilmente accusabile, lui la USS Gerald Ford l’ha mandata in luogo operazioni qualche settimana prima, ma solo lui sapeva che partiva veramente un attacco contro l’Iran. Lui e Netanyahu. 

E qui entra in campo l’ultima teoria, il complotto contro l’Occidente,  perché è l’Occidente a sostenere le conseguenze, non solo economiche di queste azioni. Come nel romanzo di Philip Roth “Complotto contro l’America” del 2004: non un qualsiasi scrittore sfigato, ma il maggior narratore statunitense dopo Faulkner, erede di tanti scrittori ebraici di lingua inglese. In quel romanzo il Presidente degli Stati uniti, che era un personaggio anomalo come Trump, il leggendario aviatore Charles Lindberg, era ostaggio di Hitler, che lo manovrava per vincere le sue guerre, e soprattutto lo utilizzava nella sua crociata contro gli ebrei. E qui i figli di Israele tornano. Alcuni sostengono che Netanyahu tenga sotto scacco Trump, da cui l’appoggio su Gaza, e sulla guerra contro l’Iran. Gli stessi propalatori parlano di un altro ebreo, Epstein, il pedofilo intrallazzatore, che frequentava il Presidente. Da moltissimi anni ci sono voci che Jeffrey Epstein avesse messo in piedi questo giro stupefacente ed orgiastico perché in effetti era un agente dei servizi di una potenza straniera, non americana. Ma quando uno nasce ebreo, difficilmente spia per conto dei cinesi, o dei coreani. 

Le narrazioni sono plurime e probabilmente non ultimative, nel frattempo viviamo un tempo senza né verità né logica. E questo fa correre di più l’immaginazione, che è l’AI umana, alla nostra portata.

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