
È morto Gino Paoli, uno dei più grandi cantautori italiani, voce centrale della scuola genovese e autore di canzoni entrate nella memoria collettiva. Aveva 91 anni e si è spento oggi, lasciando dietro di sé una carriera lunga decenni e un segno profondo nella musica italiana. Ma insieme alle sue canzoni resta anche una storia personale che lo ha accompagnato per tutta la vita: quella della pallottola nel petto.
La notte del 1963
È l’11 luglio 1963 quando accade tutto. Paoli è già un artista affermato, ha successo, è riconosciuto, vive pienamente la stagione più intensa della sua carriera. Eppure, dentro, qualcosa si è spento. Lo racconterà lui stesso negli anni: non era un gesto teatrale, ma un vuoto profondo, improvviso, incomprensibile.
Quella notte prende una pistola e si spara al cuore.
Il colpo non lo uccide. Il proiettile attraversa il torace ma si ferma in una posizione delicatissima, vicino al cuore, senza colpire organi vitali. È salvo, ma per pochi millimetri.

Una ferita mai rimossa
I medici decidono di non intervenire: rimuovere il proiettile sarebbe troppo rischioso. Da quel momento, Paoli continuerà a vivere con quella pallottola nel corpo, incastonata a pochi millimetri dal cuore.
Non è solo un dettaglio medico. È una presenza costante, qualcosa che resta lì, fisicamente e simbolicamente. Paoli ne parlerà più volte, sempre con una lucidità disarmante: aveva tutto, ma non sentiva più nulla. Non era disperazione gridata, ma un silenzio interiore che lo aveva portato a quel gesto.
Vivere con la morte addosso
Per oltre sessant’anni, Gino Paoli ha vissuto con quella pallottola nel petto. Non rimossa, non dimenticata. Una convivenza reale, quotidiana, che ha finito per diventare parte della sua identità.
Quell’episodio ha segnato profondamente anche il modo in cui è stato percepito: un artista capace di raccontare l’amore e la leggerezza, ma sempre attraversato da una consapevolezza più profonda, quella della fragilità e del limite.
Con la sua morte, resta anche questa immagine: un uomo che ha continuato a vivere, a scrivere, a cantare, portando dentro di sé, letteralmente, il segno di quella notte. Non un aneddoto, ma una verità che lo ha accompagnato fino alla fine.


