
Prenderà il via martedì 31 marzo in commissione Affari costituzionali della Camera l’esame della nuova legge elettorale, su proposta del presidente Nazario Pagano (Forza Italia). Il testo presentato dal centrodestra sarà esaminato insieme ad altre otto proposte di legge depositate nel corso degli ultimi anni, anche da parte delle opposizioni, che riguardano diversi aspetti della materia elettorale, dal voto all’estero alla raccolta digitale delle firme.
Il primo passaggio sarà l’individuazione del testo base, su cui si concentrerà il lavoro parlamentare nelle settimane successive. “In commissione sarà adottato il testo base, cioè si dovrà decidere il testo sul quale lavoreremo”, ha spiegato Pagano, aggiungendo che i relatori verranno nominati a breve. L’avvio dell’iter segna un passaggio politico rilevante, destinato a intrecciarsi con le strategie della maggioranza dopo il referendum.
Cosa prevede la proposta di nuova legge elettorale del centrodestra
La proposta di riforma del sistema elettorale avanzata dal centrodestra punta a superare l’attuale modello misto, introducendo un impianto prevalentemente proporzionale con correttivi in chiave di governabilità. Tra i punti centrali c’è l’eliminazione dei collegi uninominali, mantenuti solo per i casi particolari della Valle d’Aosta e del Trentino-Alto Adige, e il ritorno a un sistema basato sulla ripartizione proporzionale dei seggi: su base nazionale per la Camera e regionale per il Senato, in linea con i principi costituzionali di rappresentatività.
Elemento chiave della riforma è l’introduzione di un premio di maggioranza predeterminato, pari a 70 seggi alla Camera e 35 al Senato, assegnato alla lista o coalizione che ottenga almeno il 40% dei voti. Qualora nessuna forza raggiunga questa soglia, è previsto un eventuale ballottaggio tra le prime due liste o coalizioni, a condizione che entrambe abbiano superato il 35% dei consensi, con l’obiettivo di garantire una maggioranza parlamentare chiara.
Se non si verificano le condizioni per il premio, i seggi verrebbero distribuiti interamente con metodo proporzionale. La proposta prevede inoltre una soglia di sbarramento al 3% e introduce l’indicazione obbligatoria del candidato premier al momento della presentazione delle liste, come elemento di trasparenza per gli elettori, pur nel rispetto delle prerogative del Presidente della Repubblica.
Meloni non chiederà la fiducia: “Nessuna crisi politica”
Dopo la sconfitta al referendum sulla giustizia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni non intende ricorrere a un voto di fiducia in Parlamento. Secondo quanto riferito da fonti qualificate di governo, non si ritiene necessario aprire un passaggio formale alle Camere, poiché il risultato referendario non viene considerato come l’inizio di una crisi politica.
Al momento, inoltre, non è previsto alcun incontro tra la premier e il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, segnale della volontà dell’esecutivo di proseguire l’azione di governo senza scosse istituzionali immediate. Una linea che punta a mantenere la stabilità della maggioranza, nonostante il contraccolpo politico del voto.


