
Si è spento all’età di 68 anni Monsignor Dino Pistolato, per tutti ancora don Dino, figura di riferimento nella Diocesi di Venezia e tra i parroci più amati del territorio. Ricoverato all’ospedale di Mirano dopo un’ischemia, don Dino ha lasciato un’eredità di impegno sociale e pastorale che ha toccato la vita di centinaia di persone. Ordinato sacerdote nel 1981, ha dedicato la sua esistenza ai più fragili, alternando servizi di Diocesi a incarichi parrocchiali, tra cui quello a Gambarare di Mira, dove ha saputo portare la sua esperienza e la sua passione per la carità.
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La vocazione e l’incontro che cambiò la vita
Don Dino raccontava spesso come fosse nata la sua vocazione. «Voleva confessarsi, non feci in tempo a rispondere che per questo c’era il parroco, che l’uomo mi rovesciò addosso la sua vita», ricordava in un’intervista. Quell’incontro, avvenuto durante il suo anno di diploma in Ragioneria mentre accompagnava un malato in ospedale come volontario, gli fece comprendere la bellezza di poter donare il perdono ai peccati altrui. Fu allora che decise di entrare in seminario, trasformando quell’esperienza in una missione di vita.
Nel corso della sua carriera, don Dino ha sempre evidenziato il desiderio di essere un prete missionario, come aveva scritto nella lettera inviata ai nuovi parrocchiani nel 2018. La sua nomina a parroco segnò un vero spartiacque: dopo 32 anni di servizi alla Diocesi, approdare a una parrocchia fu per lui un’occasione di rinnovamento e servizio diretto. «Abbi pazienza e misericordia — diceva ai fedeli — tante cose le dovrò imparare. Voglio salutare i piccoli della nostra comunità, i giovani e gli anziani e chi è in difficoltà».

Impegno sociale e Caritas
La cifra della vita di don Dino si è manifestata soprattutto attraverso il suo impegno verso i più bisognosi. Presidente della Caritas per 22 anni, ha curato anche gli Affari economici della Diocesi di Venezia su incarico del cardinale Marco Cè. Sempre attento a promuovere iniziative di carità e sostegno alle persone in difficoltà, don Dino fu tra i fondatori nel 1996 del Csu Zorzetto, consorzio dedicato all’inserimento lavorativo degli svantaggiati e alla realizzazione di progetti sociali.
Il patriarca Francesco Moraglia ha sottolineato la sua capacità di combinare spirito sacerdotale e attenzione alle situazioni di sofferenza, mentre l’assessore alla Coesione sociale Simone Venturini lo ha ricordato come «un punto di riferimento per tanti cittadini che hanno vissuto momenti di difficoltà». Anche il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, ha evidenziato come nel ministero di don Dino molti abbiano trovato ascolto, conforto e un esempio concreto di servizio alla comunità.
Gli aiuti umanitari e la solidarietà internazionale
Negli anni della guerra nella ex Jugoslavia, don Dino si distinse come instancabile promotore di aiuti umanitari. «In pochi anni abbiamo portato quattro miliardi di lire in aiuti», raccontava con orgoglio. Fu tra i promotori della sospensione dei fuochi del Redentore per chiedere la fine dei bombardamenti a Sarajevo e collaborò con il Comune per organizzare campi di accoglienza per i profughi. L’ex assessore Gianfranco Bettin ha ricordato il sacerdote come «un punto di riferimento per la politica e la comunità», la cui morte lascia un vuoto per la sua autorevolezza e la sua allegria.

L’eredità di don Dino Pistolato
Don Dino resterà nella memoria dei veneziani e dei fedeli come simbolo di dedizione, carità e attenzione agli ultimi. La sua vita testimonia l’importanza di un servizio concreto, capace di coniugare spiritualità, impegno sociale e solidarietà internazionale. Amava Venezia e lì desiderava vivere e concludere il suo cammino: un legame profondo con la città e con la comunità che ha servito fino all’ultimo giorno.
La scomparsa di don Dino Pistolato segna la perdita di una figura che ha incarnato il senso più vero della missione sacerdotale, lasciando un’eredità di valori e di gesti concreti che continueranno a ispirare chi lo ha conosciuto.


